Il FC Locarno ha un nuovo allenatore: figlio d’arte, giovanissimo e con le idee apparentemente molto chiare.
Matteo Morandi, figlio di Davide, fratello di Giotto (in forza al Servette), ha 32 anni e questa sera dirigerà il primo allenamento come tecnico delle bianche casacche. Prende il posto di Vitor Dos Santos, che solo pochi giorni fa ha rotto in maniera piuttosto roboante con l’attuale dirigenza.
Per chi non lo sapesse, a Locarno c’è in atto una battaglia per la gestione del club: una battaglia, che promette altri capitoli.
Intanto però, il comitato, con alla testa il presidente Tiziano Ronchetti, prende le decisioni e traccia la linea del club. Klein e Grigo, per il momento, sono fuori: difficile dire se rientreranno.
Matteo Morandi, docente alle scuole elementari di Locarno, inizia una nuova e affascinante avventura. Dopo quattro anni al Team Ticino e due a Losone, è giunto il momento del salto in una nobile, ancorché decaduta, del calcio ticinese.
E per lui, locarnese doc, c’è da crederlo, sarà una grande emozione.
“Quando ha chiamato il Locarno non ci ho pensato due volte. Non potevo dire di no a questo club. Ho sentito il bisogno di mettermi in gioco”.
Locarno non è una squadra qualunque:
“Venivo da ragazzo a vedere le partite con mio papà e pensare che adesso ne sono l’allenatore, è davvero emozionante”.
Stasera entrerà al Lido per il suo primo allenamento:
“Ho sempre respirato l’aria del Lido dall’esterno, un’aria intrisa di storia. Farne ora parte è sicuramente qualcosa di incredibile”.
Locarno è cuore ma anche ambizione:
“Non lo nascondo, sono un allenatore ambizioso che vive il calcio in maniera viscerale. Sono anche un po’ sognatore ed è normale che mi piacerebbe arrivare in alto, ma è troppo presto per dirlo. Meglio fare passo dopo passo”.
Logico, ancorché forse prematuro, parlare di obiettivi:
“Se alleni il Locarno devi puntare il più in alto possibile. So di avere una squadra di qualità e disponibile a lavorare. Voglio ricambiare la fiducia del comitato che mi ha scelto per le mie caratteristiche: ringrazio la dirigenza per l’opportunità che mi dà”.
Cosa le hanno chiesto?
“Di sviluppare un’identità comune e lavorare in sintonia con il settore giovanile. Compiti che si adattano bene alle mie caratteristiche”.
A livello di gioco, quali sono appunto le sue caratteristiche?
“Sono un allenatore che ama avere la palla e lavorare su concetti ben precisi: credo sia importante, durante le partite, avere sempre un “porto sicuro”. Nel calcio moderno bisogna sapersi adattare alle diverse situazioni che le gare ti presentano e talvolta saper uscire dalle proprie idee. Non sono certo un integralista”.
Con papà Davide ha parlato:
“Sì, in questi giorni forse più di ciò che ho fatto negli ultimi sei mesi (ride, ndr). Parliamo spesso, ma mi ha sempre lasciato fare il mio percorso e non si è mai intromesso. Oltretutto non sono uno che si fa influenzare: se devo sbagliare, lo faccia con la mia testa”.
Lui e il papà sono diversi:
“Sì, a livello caratteriale siamo differenti. Lui ha una personalità molto forte, anche a livello comunicativo. Io sono energico ma anche più riflessivo. Ho maturato l’arte della pazienza e della didattica nella mia professione di docente: avere a che fare ogni giorno con bambini, genitori e direttori, è una sfida che ti fa crescere”.
Locarno, che sta vivendo un momento delicato a livello societario, ha bisogno di certezze almeno sul campo. Per Matteo la responsabilità è tanta, ma lui sembra pronto per assumersela.
Non ci resta che fargli un grosso in bocca al lupo.