“Il Lugano ha gestito la faccenda in modo non professionale”. Sono parole forti che hanno immediatamente suscitato tante reazioni quelle rilasciate da Michael Joly ai colleghi del Corriere del Ticino e di Heshootshescoores in merito al suo addio da Lugano e il conseguente passaggio all’Ambrì. Ovviamente il web come spesso accade si divide: chi applaude l’uscita di Joly e chi lo critica. Inutile divulgarsi e andare a scavare per appurare se Joly abbia ragione oppure no. In fondo non è nemmeno rilevante, è il gioco delle parti. L’importante e la gioia stanno nel fatto che il canadese sia uscito dai binari del “politically correct”, ormai usato e applicato da praticamente quasi ogni giocatore in qualsiasi circostanza. Ciò vale evidentemente per ogni sport in particolar modo di squadra, non solamente per l’hockey. Guai a fare un passo falso, bisogna stare attenti a non fare dichiarazioni sopra le righe o che potrebbero irritare qualche piano alto. Il risultato? Sempre più interviste sono noiose e inutili, perlomeno quelle legate al quotidiano e alle classiche attività inerenti a una partita.
Le cose interessanti sono quelle che l’atleta (se sei in confidenza) ti dice “off-records”, magari in altra sede o al telefono. Ma ovviamente non si possono pubblicare. Joly con la sua uscita ha avuto il merito di dire pubblicamente il suo pensiero, giusto o sbagliato che sia. Poteva tranquillamente celarsi dietro a un classico "peccato sia finita così, non parlo del passato, sono semplicemente grato al Lugano per i due anni trascorsi, ma ora guardo solo al presente e al futuro”. Il suo esempio ben difficilmente farà scuola o verrà imitato da altri. Ormai i pochi giocatori rimasti senza peli sulla lingua stanno scomparendo, anche perché sempre più società tengono corsi di comunicazione su come rispondere alla stampa. Può capitare addirittura che prima di essere interrogati i giocatori stessi vengano incanalati dai vari coach o dagli addetti stampa in merito a come esprimersi. Così va il mondo, questa è l’evoluzione. E allora teniamoci stretta questa dichiarazione di Joly: poche parole, ma significative. Chissà, forse c’è ancora speranza per un futuro con meno filtri e false sviolinate.
Le cose interessanti sono quelle che l’atleta (se sei in confidenza) ti dice “off-records”, magari in altra sede o al telefono. Ma ovviamente non si possono pubblicare. Joly con la sua uscita ha avuto il merito di dire pubblicamente il suo pensiero, giusto o sbagliato che sia. Poteva tranquillamente celarsi dietro a un classico "peccato sia finita così, non parlo del passato, sono semplicemente grato al Lugano per i due anni trascorsi, ma ora guardo solo al presente e al futuro”. Il suo esempio ben difficilmente farà scuola o verrà imitato da altri. Ormai i pochi giocatori rimasti senza peli sulla lingua stanno scomparendo, anche perché sempre più società tengono corsi di comunicazione su come rispondere alla stampa. Può capitare addirittura che prima di essere interrogati i giocatori stessi vengano incanalati dai vari coach o dagli addetti stampa in merito a come esprimersi. Così va il mondo, questa è l’evoluzione. E allora teniamoci stretta questa dichiarazione di Joly: poche parole, ma significative. Chissà, forse c’è ancora speranza per un futuro con meno filtri e false sviolinate.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)