SPORT
Inni da brividi
Pubblicato il 13.11.2025 08:13
di Alessandro Tamburini
Domenica vi ho parlato degli inni delle squadre, stavolta parlo di quelli nazionali, dove pure servirebbe un’enciclopedia sul tema. Premessa, ci sono diverse modalità di suonare gli inni, prima dell’evento (vedi calcio o rugby), dopo il medesimo (vedi nazionali di hockey) oppure semplicemente dopo un oro olimpico o mondiale in grandi eventi (dove spesso lacrime ed emozioni sono una diretta conseguenza del risultato sportivo).
Ci soffermiamo sugli eventi dove gli inni vengono suonati prima, poiché hanno un senso di appartenenza ancor più che di successo. E qua, il rugby e gli sport professionistici americani, la fanno da padroni. Volete spendere un po’ di tempo su YouTube? Nel rugby ascoltate “La Marsigliese”, sempre più cantata a cappella, come di recente a Parigi o Saint-Étienne. Oppure “L’inno di Mameli”, a San Siro, il 14 novembre 2009, prima della sfida agli All Blacks (di cui non citiamo l’inno per reverenza sportiva davanti alla loro inimitabile Haka prepartita). Sempre nel rugby “spacca” eccome l’inno del Sudafrica. Versione imperdibile, al sei nazioni l’anno scorso contro l’Irlanda. Irlandesi che nel rugby hanno due inni. “La canzone del soldato”, inno della Repubblica irlandese, e “Ireland’s Call”, che unisce le due parti irlandesi che in alcuni sport giocano con una sola nazionale. Qua pochi dubbi, dove gioca anche il calcio a Dublino (l’Aviva Stadium) non può lontanamente competere con il mitico Croke Park. Vedi nel 2007 contro l’Inghilterra, con le lacrime di Flannery. Inghilterra a cui diamo il premio nel calcio invece, con l’epica versione dell’Europeo casalingo nel 1996, contro la Germania. Il cantante abbozza “God save…” e si ferma. Troppo forte il canto dalle tribune. Menzione speciale per lo scozzese “Flower of Scotland" infine cantato da Amy Macdonald.
Opportunità per aprire il capitolo legato agli sport americani, dove spesso le star della musica cantano gli inni. La scelta è infinita. Piccolo podio particolare. Taylor Swift canta per la prima volta davanti a 20'000 persone a 11 anni. Poi si ripete nel 2008 nelle World Series (Game 3) sobriamente con una chitarra luminosa. Oggi è forse la cantante più famosa al mondo. Seconda piazza per un “The Star-Spangled Banner” tanto alternativo quanto toccante: Nona Gaye all’All Star Game della NBA (che cambierà formato nel 2026 con un triangolare) nel 2004 canta assieme al padre Marvin deceduto nel frattempo la versione da lui proposta nel 1983. In fine primo posto, indiscusso, per la regina, Whitney Houston. Super Bowl NFL a Tampa, 1991.
Per il Canada un’altra star va in vetta alle esibizioni, ovvero Alanis Morissette. Ultima volta nel 2024, ma la miglior versione nel 2007, per la finale della Stanley Cup, cantando i due inni. USA e Canada. Versione canadese in due lingue, lasciando spazio anche ai tifosi. Eh sì, due lingue, il nostro problema col salmo svizzero, che ha 4 versioni linguistiche. Difficile trovare una versione che soddisfi tutti, anche se per la lotta svizzera in tedesco si ha forse l’effetto migliore.
Chiusura d’obbligo (senza scordare grandi inni come quello portoghese od argentino, australiano od il silente a testo spagnolo, tanti sono meritevoli) per l’inno russo. Nel film Rocky è l’unico presente (contro Ivan Drago), spesso è presente nella cinematografia (Caccia ad ottobre rosso). Nella realtà ora è praticamente bandito come la Russia dallo sport. Ma il cinema a volte è superato dalla realtà. Roy Jones nel 2021, con sulla vestaglia le due bandiere USA e Russia. Inno notevole, quello russo. Ed una riflessione. Ma se Aleksandr Ovechkin viene sempre osannato (come di recente per i 900 goals nella NHL) nonostante sul suo profilo Instagram ha una foto con Putin, non si potrebbe ribaltare il discorso nello sport per le nazioni bandite? (senza entrare nel dettaglio di chi lo è e chi no, nonostante conflitti sanguinosi). Vuoi partecipare? Col tuo inno? Bene. Lo sport unisce. Semplicemente segui una “carta del CIO” dove all’inno ti presenti con uno striscione ben visibile: “si combatte nello sport, si vuole la pace nella vita”. Non accetti? A casa.