Lugano-Friborgo
è una partita dove è successo poco e … tanto. Poco nel senso che
per 40 minuti i sistemi difensivi hanno quasi sempre avuto la meglio
su quelli offensivi, con dettagli a fare la differenza. Due tocchi
fortuiti di Simion e Thürkauf hanno liberato Schmid per il Game
Winning Goal del Friborgo (1-0), pochi centimetri hanno salvato Berra
da un disco passato tra i gambali per l’eventuale pareggio. Poi, va
detto, il Friborgo nel periodo centrale ha capitalizzato subito il
primo powerplay, il Lugano no. Davanti a John Slettvoll (auguri per i
suoi 81 anni sabato scorso), nella sfida tra allenatori svedesi,
Mittell nel terzo tempo ha rimescolato tutte le linee (giocando con 11
uomini in attacco senza più schierare Henry) ma la sua squadra ha
commesso tanti errori individuali, come non accadeva da tempo. Niente
allarmismi, è solo la seconda sconfitta nelle ultime 10 partite, ma
è chiaro che senza Perlini (e dopo la partenza di Omark) la coperta
in attacco è corta e non sarà una sorpresa se i bianconeri
dovessero agire sul mercato stranieri.
È successo di tutto nel terzo tempo anche per l’incredibile scelta di non punire l’intervento (col disco lontano quindici metri) ai danni di Fazzini. Intervento volontario o meno andando al cambio da parte di un giocatore del Friborgo l’azione è stata gravemente pericolosa, come per il bastone ogni giocatore deve essere nel pieno controllo del proprio corpo. Gli interventi alla testa devono essere sempre sanzionati con la massima pena (5’ più penalità di partita), altrimenti la tanto decantata salvaguardia della salute dei giocatori (Fazzini non poteva fare nulla per evitare un inaspettato durissimo impatto al capo) è semplicemente anacronistica, farlocca.
E per chiudere, lo stesso discorso vale per quei tifosi che buttano di tutto e di più sul ghiaccio. Somari. Si può protestare fischiando, urlando la propria rabbia, con cori. Mike Sgarbossa subito dopo la lunga pausa per ripulire più volte il ghiaccio ha perso l’equilibrio sui pattini su uno di questi oggetti lanciati, andando a cozzare senza controllo contro la balaustra. Non è per fortuna successo nulla, ma poteva finire peggio. Come per Perlini ma anche per chi ha poca memoria per Pat Schafhauser, perché non sei più in controllo della situazione sul ghiaccio (non erba o parquet...ma ghiaccio) e un impatto sfortunato può avere conseguenze gravissime. Alzate gli occhi alle volte della Cornèr Arena, guardate il suo numero 4 e pensateci non una, non due, ma almeno cento volte prima di buttare qualsiasi cosa in pista.
È successo di tutto nel terzo tempo anche per l’incredibile scelta di non punire l’intervento (col disco lontano quindici metri) ai danni di Fazzini. Intervento volontario o meno andando al cambio da parte di un giocatore del Friborgo l’azione è stata gravemente pericolosa, come per il bastone ogni giocatore deve essere nel pieno controllo del proprio corpo. Gli interventi alla testa devono essere sempre sanzionati con la massima pena (5’ più penalità di partita), altrimenti la tanto decantata salvaguardia della salute dei giocatori (Fazzini non poteva fare nulla per evitare un inaspettato durissimo impatto al capo) è semplicemente anacronistica, farlocca.
E per chiudere, lo stesso discorso vale per quei tifosi che buttano di tutto e di più sul ghiaccio. Somari. Si può protestare fischiando, urlando la propria rabbia, con cori. Mike Sgarbossa subito dopo la lunga pausa per ripulire più volte il ghiaccio ha perso l’equilibrio sui pattini su uno di questi oggetti lanciati, andando a cozzare senza controllo contro la balaustra. Non è per fortuna successo nulla, ma poteva finire peggio. Come per Perlini ma anche per chi ha poca memoria per Pat Schafhauser, perché non sei più in controllo della situazione sul ghiaccio (non erba o parquet...ma ghiaccio) e un impatto sfortunato può avere conseguenze gravissime. Alzate gli occhi alle volte della Cornèr Arena, guardate il suo numero 4 e pensateci non una, non due, ma almeno cento volte prima di buttare qualsiasi cosa in pista.
(Foto
Ticishot-Simone Andriani)