Il calcio, in fondo, è cosa semplice. E se anche uno come Cesc Fàbregas, l'allenatore del momento nella vicina Penisola, ha detto, in occasione di un pari dei suoi a Parma, che quando non puoi vincere bisogna almeno pareggiare, necessita crederlo.
Certo, è un concetto che magari non piacerà a quelli che pensano che il bel gioco sia vedere quattro gol a partita, ma è invece l'essenza dell'unico gioco dove il più debole, ma organizzato, può aver ragione del più forte però tatticamente inadeguato. Dopodiché, pareggiare in casa contro una squadra che, in classifica, sta dietro, non è mai bellissimo.
Tuttavia (altra legge del calcio), per vincere devi segnare. E di questi tempi, il Lugano lo fa poco. In un campionato come la Super League, mettere a referto un gol a partita può non bastare, e non ti garantisce di vincere. Certamente, le ultime prestazioni della retroguardia bianconera, prima di mercoledì sera, sembravano dimostrare il contrario; purtroppo per i ticinesi, in questa settimana le cose sono andate diversamente. È possibile; ma, in questi casi, bisogna fare una rete in più degli avversari.
Va detto che Mattia Croci-Torti ha fatto tutto quello che la rosa disponibile attuale gli consentiva: a fine partita erano in campo due punte di ruolo più Renato Steffen, ieri al rientro. Un messaggio forte di voler vincere la partita, senza dubbio, opposto alla retroguardia vallesana, che ieri, ha incassato solo un gol (tra l'altro su palla ferma) dopo settimane nelle quali venivano raccolti nel sacco almeno due palloni a gara. Quindi, al netto delle parole di circostanza, il rammarico c'è.
A fine partita, il Crus ha provato a ragionare sulle cause di questi problemi. Behrens è un attaccante che va servito in area dai traversoni, per esempio: e non è che se ne vedano tanti. La squadra sta provando a tirare da lontano più spesso, ma è un fondamentale dove qualcuno deve migliorare.
In definitiva, non resta che sperare nel pieno recupero di alcuni uomini chiave, come Steffen e Kendouci, ieri all'esordio. A condizione, però, di non perdere troppo terreno. Provando, sicuramente, a migliorare alcuni aspetti, peraltro già individuati dal tecnico di Vacallo. Che non è Fàbregas, magari, ma è uno che di calcio ne capisce, soprattutto quando l'asticella si alza.
Certo, è un concetto che magari non piacerà a quelli che pensano che il bel gioco sia vedere quattro gol a partita, ma è invece l'essenza dell'unico gioco dove il più debole, ma organizzato, può aver ragione del più forte però tatticamente inadeguato. Dopodiché, pareggiare in casa contro una squadra che, in classifica, sta dietro, non è mai bellissimo.
Tuttavia (altra legge del calcio), per vincere devi segnare. E di questi tempi, il Lugano lo fa poco. In un campionato come la Super League, mettere a referto un gol a partita può non bastare, e non ti garantisce di vincere. Certamente, le ultime prestazioni della retroguardia bianconera, prima di mercoledì sera, sembravano dimostrare il contrario; purtroppo per i ticinesi, in questa settimana le cose sono andate diversamente. È possibile; ma, in questi casi, bisogna fare una rete in più degli avversari.
Va detto che Mattia Croci-Torti ha fatto tutto quello che la rosa disponibile attuale gli consentiva: a fine partita erano in campo due punte di ruolo più Renato Steffen, ieri al rientro. Un messaggio forte di voler vincere la partita, senza dubbio, opposto alla retroguardia vallesana, che ieri, ha incassato solo un gol (tra l'altro su palla ferma) dopo settimane nelle quali venivano raccolti nel sacco almeno due palloni a gara. Quindi, al netto delle parole di circostanza, il rammarico c'è.
A fine partita, il Crus ha provato a ragionare sulle cause di questi problemi. Behrens è un attaccante che va servito in area dai traversoni, per esempio: e non è che se ne vedano tanti. La squadra sta provando a tirare da lontano più spesso, ma è un fondamentale dove qualcuno deve migliorare.
In definitiva, non resta che sperare nel pieno recupero di alcuni uomini chiave, come Steffen e Kendouci, ieri all'esordio. A condizione, però, di non perdere troppo terreno. Provando, sicuramente, a migliorare alcuni aspetti, peraltro già individuati dal tecnico di Vacallo. Che non è Fàbregas, magari, ma è uno che di calcio ne capisce, soprattutto quando l'asticella si alza.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)