Una
giornata convulsa e piena di colpi di scena. Un susseguirsi di
comunicati, dichiarazioni, commenti e ricerca di istituti bancari. In
una conferenza stampa organizzata all'improvviso Shpetim Krasniqi, il
direttore generale del club, ha spiegato che la situazione è sotto
controllo. La vicenda prende ora la strada di ricorsi e altro ancora.
La sensazione è quella che sia un caos molto ben organizzato. Quello
che potrebbe succedere è tutto da decifrare e fare previsioni è
inutile. In merito alla questione intricata si possono formulare
alcune considerazioni.
L'operato
della Swiss Football League ha mostrato crepe di rilievo. Il suo
intervento è tardivo e pilatesco. E compromette la regolarità del
campionato. La sua decisione arriva nel mese di dicembre, e lascia
molti dubbi e suscita perplessità sui tempi. Qualcosa non ha
funzionato. E dopo le esperienze del passato questo non sarebbe
dovuto succedere. La funzione di controllo quindi non funziona?
Il
futuro del Bellinzona è una
grandissima incognita. La vendita sarà nulla? Trujillo riuscirà a
rimanere in sella? Il club sarà escluso dal torneo? Siamo in un
territorio dove ci sono solo domande e nessuna risposta plausibile.
Nel calcio moderno tutto scorre veloce, comanda il breve periodo. Ma
per stare a certi livelli serve una stabilità societaria almeno nel
medio periodo. Per un progetto, anche minimo, è necessaria una
continuità di azione, una presenza sul territorio e risorse finanziarie. Tujillo è in
grado di garantire tutto questo? Ancora una domanda.
Il
calcio e lo sport ticinese
dovrebbero riflettere, andare oltre le emozioni e i commenti
partigiani. Il Cantone vuole essere protagonista in tante discipline, ha troppe ambizioni. Trovare imprenditori locali che vogliano investire è
una una missione quasi impossibile. E dato che Bellinzona piange,
caro Lugano tieniti stretto Mansueto.