Nino Niederreiter è entrato nella storia. Nel weekend appena
trascorso l’attaccante di Winnipeg è stato il primo giocatore
elvetico a tagliare il traguardo delle 1000 partite in NHL, imitando
così i suoi 411 predecessori, nessuno appunto con un passaporto
rossocrociato. Il 33enne è stato una sorta di precursore perlomeno
per quanto riguarda i giocatori a vocazione offensiva. È stato il
primo svizzero a imporsi definitivamente nella lega più bella, più
forte e più prestigiosa del mondo. Prima di lui qualcuno aveva
tentato un timido approccio, ma solo “El Nino” è riuscito per
così dire ad aprire la strada e a tenere duro. Ciò grazie alle sue
capacità e alla sua mentalità. Una testardaggine poco consona ai
canoni di allora per quanto riguarda i nostri giocatori. Il primo
incontro con lui fu ai Mondiali del 2010 a Mannheim. Nino era ancora
un minorenne, ma c’era già molta curiosità attorno a lui.
Comprensibilmente un po’ timido, l’ala lasciava comunque
intravedere di avere le idee in chiaro, nonostante appunto era per
così dire ancora ai piedi della scala. In tanti s’interrogavano se
sarebbe veramente diventato una star di NHL, come si “presagiva”,
o se la sua orbita sarebbe stata la nostra NL. Quello che non gli
mancava era sicuramente la voglia di adattarsi e d’integrarsi. In
un’intervista rilasciatami per il quotidiano laRegione nel 2018 ai
Mondiali in Danimarca mi disse a tal proposito.
«Mi ricordo bene della rassegna iridata del 2010, salii la prima volta sul bus e Mathias Seger m’impose subito di sedermi nell’ultima fila. Il mio compito? Dovevo scrivere su una lavagnetta i punti che facevano il capitano e i compagni durante le loro sfide a carte. In sostanza mi integrai in quella squadra facendo questo ruolo”.
Qualche mese più tardi il draft, in quinta posizione assoluta, scelto dai New York Islanders. L’inizio di una lunga cavalcata che lo hanno portato a essere un’icona del nostro hockey e un pilastro della Nazionale. Niederreiter, sempre disponibilissimo con tutti, è stato l’unico elemento sempre presente ai mondiali che hanno fruttato le 4 medaglie d’argento dal 2013 al 2025. Basta in fondo questo dato per spiegare la grandezza del nativo di Coira. Una Coira che continua a essere casa sua e punto fisso delle sue estati. Malgrado il successo, i soldi e la fama l’ala non ha dimenticato l’umiltà, le sue origini e i suoi cari. E nemmeno il club in cui ha fatto le prime pattinate, dove funge da consigliere e inietta anche qualche capitale. Niederreiter è pure cittadino onorario di Coira. Inoltre, pensando anche al dopohockey, è attivo nel ramo del padel; è in effetti co-proprietario di una ditta che concepisce e gestisce centri per praticare questa disciplina.
Last but not least, il grigionese è anche proprietario di una nota acqua minerale locale. Evidentemente il suo focus è tuttora quasi esclusivamente sull’hockey. La speranza è di vederlo ancora per un lustro a questi livelli e chissà, magari un giorno riuscirà a conquistare quella agognata medaglia d’oro con la Svizzera. In pochi se la meriterebbero come lui.
«Mi ricordo bene della rassegna iridata del 2010, salii la prima volta sul bus e Mathias Seger m’impose subito di sedermi nell’ultima fila. Il mio compito? Dovevo scrivere su una lavagnetta i punti che facevano il capitano e i compagni durante le loro sfide a carte. In sostanza mi integrai in quella squadra facendo questo ruolo”.
Qualche mese più tardi il draft, in quinta posizione assoluta, scelto dai New York Islanders. L’inizio di una lunga cavalcata che lo hanno portato a essere un’icona del nostro hockey e un pilastro della Nazionale. Niederreiter, sempre disponibilissimo con tutti, è stato l’unico elemento sempre presente ai mondiali che hanno fruttato le 4 medaglie d’argento dal 2013 al 2025. Basta in fondo questo dato per spiegare la grandezza del nativo di Coira. Una Coira che continua a essere casa sua e punto fisso delle sue estati. Malgrado il successo, i soldi e la fama l’ala non ha dimenticato l’umiltà, le sue origini e i suoi cari. E nemmeno il club in cui ha fatto le prime pattinate, dove funge da consigliere e inietta anche qualche capitale. Niederreiter è pure cittadino onorario di Coira. Inoltre, pensando anche al dopohockey, è attivo nel ramo del padel; è in effetti co-proprietario di una ditta che concepisce e gestisce centri per praticare questa disciplina.
Last but not least, il grigionese è anche proprietario di una nota acqua minerale locale. Evidentemente il suo focus è tuttora quasi esclusivamente sull’hockey. La speranza è di vederlo ancora per un lustro a questi livelli e chissà, magari un giorno riuscirà a conquistare quella agognata medaglia d’oro con la Svizzera. In pochi se la meriterebbero come lui.