Le
rotture di un rapporto molto spesso sono traumatiche. Il mondo del
tennis, in attesa dello Slam australiano, è scosso, come noto Carlos
Alcaraz e Juan Carlos Ferrero si sono separati. Solo in campo, il
tennista moderno ha bisogno di un coach, e il ruolo di quest'ultimo è
diventato imprescindibile quasi essenziale. La notizia fa discutere,
si confondono alibi e ragioni, e ci sono numerose illazioni. Gli
ultimi aggiornamenti riportano divergenze economiche, lo stipendio di
Ferrero sarebbe stato diminuito, ribassato. Nel mondo contemporaneo
basta seguire i soldi, e le spiegazioni complicate diventano
semplici. Ma un'altra motivazione si situa nell'ambito di differenti
filosofie, riguarda come si deve allenare un campione. Ferrero è
descritto come preciso, meticoloso, introverso, una sorta di sergente
di ferro, convinto che l'abnegazione e il sacrificio facciano la
differenza. Alcaraz è un ragazzo, grato del suo immenso talento, ha
l'esuberanza giovanile, è un estroverso, vuole vincere, ma non vuole
essere avulso dalla sua generazione: conquista uno Slam e via a
festeggiare. In sintesi: un'incompatibilità esistenziale
sostanziale. Ma ci sarebbe dell'altro, il tennista voleva dire la sua anche riguardo
i miglioramenti tecnici e tattici. La trama è intrigante, ma
l'epilogo appare chiaro: Carlitos vuole essere Carlos, d'altra parte
in campo scende lui.
TENNIS
Carlitos vuole essere Carlos