Avevo parlato con Livio Bianchini nel giorno del suo 80.esimo compleanno. Quell’incontro più che un’intervista era stata occasione di un’amabile chiacchierata con un calciatore dal ‘cuore granata’. Bianchini era un persona molto popolare in città. È stato per lunghi anni il capitano di tanti compagni d’avventura (ne cito solo alcuni, la lista sarebbe interminabile… Felice Soldini, anche lui terzino davanti a Ferruccio Lacqua - poi Antonio Permunian - Aldo Boggia e Mario Erba - un concentrato di sublime qualità a centrocampo - Mario Aricci ed Ezio Sormani sempre dentro la partita a suon di gol).
La vogliamo ricordare quella formazione: è il ricordo più bello, ma anche il più nostalgico, dell’album granata. È necessario aggiungere qualche altro nome: Robustelli, Lazzarotto, Balestra, Busenhart, Weber, Caccia, Ruch, Sartori… Se ne può sempre, ahimè, dimenticare qualcuno. Non quello di Oscar Pelli, preparatore atletico e tantomeno quelli del commissario tecnico Elvezio Croce e del masseur Egidio Arrigo. Altri tempi, altri nomi. La squadra campione (titolo conquistato nella stagione 1947/48) era allenata dall’ungherese Peyer, presidente l’inossidabile Otto Scerri.
Bianchini, “cuore granata” (repetita juvant), era persona conosciutissima nella Turrita, anche perché lavorava alle PTT. Per noi ragazzi era il ‘postino’ che faceva crescere la familiarità, l’amicizia tra le persone (come l’aveva intesa Massimo Troisi). Il postino che portava in casa la paga di papà e si fermava a fare quattro chiacchiere con mamma sorseggiando un caffè.
Parlando del Bellinzona (l’intervista è del 1993), aveva ammesso che non andava più alle partite: “Il calcio non mi entusiasma più. Quando vedo dei ragazzini giocare con tanto di arbitro di fronte a una cornice di genitori che urlano, rimango sbalordito: mi vengono in mente i miei primi calci al pallone all’oratorio. Per noi il calcio era uno sport genuino, ci divertivamo un mondo. Oggi un ragazzo di 13 anni si trova già davanti alla scelta di fare il professionista: c’è un abisso”.
In carriera molto risalto gli era stato riconosciuto anche quale selezionatore della ‘meglio gioventù’ calcistica ticinese, l’ACB gli aveva conferito il titolo di socio onorario.
Da un ‘Bollettino’ granata d’epoca:
“Livio Bianchini ha saputo incarnare il ruolo di calciatore con abilità e con un gran senso del gioco pragmatico, quello che ancora oggi contraddistingue i terzini autentici”.
“Livio Bianchini ha saputo incarnare il ruolo di calciatore con abilità e con un gran senso del gioco pragmatico, quello che ancora oggi contraddistingue i terzini autentici”.
Sono trascorsi 25 anni dalla sua scomparsa, Bianchini è stato un ‘capitano’ molto amato dal pubblico e stimato dai giornalisti: “Un perno difensivo insostituibile - scrisse L’Eco dello Sport - che faceva tifare lo stadio intero”.
Altri tempi, altri giocatori, altri granata…
(Foto ENLA)