Altra vittoria convincente del Lugano a Losanna. Il terzo
posto occupato dai vodesi è ora a soli tre punti, con il Friborgo, secondo, a
quattro lunghezze. Il tutto con una partita in meno rispetto alle due romande. Insomma, la scalata continua.
Questa squadra sta davvero facendo cose superlative, tenendo
conto del fatto che anche sul ghiaccio della Vaudoise Arena ha giocato con soli cinque stranieri, di cui Perlini, al rientro dopo l’infortunio
del 15 novembre scorso e giustamente preservato, con un minutaggio complessivo
di 7’34’’. Per fare un paragone, i restanti quattro import hanno giocato tra i
14’27’’ di Emanuelsson e i 17’28’’ di Sanford.
Tomas Mitell ha dato un’altra dimostrazione di come non
importa in questo Lugano la nazione di provenienza del singolo. Basti pensare
che il più impiegato a Losanna è stato Mirco Müller con 24’05’’, seguito da
Alatalo (20’57’’). Il resto della truppa è tutto al di sotto dei 20’ di
ghiaccio.
Non a caso la partita è stata decisa da due nazionali,
ovvero Simion e Thürkauf, con un Sanford onnipresente nonostante in terra
vodese si sia beccato due penalità che avrebbero potuto mettere in difficoltà
la squadra. Ciò non ha comunque impedito al box-play bianconero di fronteggiare
al meglio il miglior power-play del campionato, eccezion fatta per il provvisorio
2-3 di Czarnik.
Insomma, un Losanna che sente ora il fiato sul collo da parte
di un Lugano che non ha più nessuna voglia di fermarsi sul più bello, anzi. I bianconeri
avranno la possibilità questa sera a Ginevra di bissare il successo e
consolidarsi tra le prime tre.
Anche se Mitell come al solito direbbe “non guardo dove
siamo, bensì dove si può migliorare ancora questa squadra”, mi sembra davvero
di rivedere sempre di più lo Slettvoll degli anni ’80, con la grandissima
differenza che ora le squadre sono tutte forti ed attrezzate rispetto all’epoca
del Grande Lugano.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)