Sembra ieri quando un giovane portiere del Rapperswil con i
capelli lunghi dopo ogni parata alzava la maschera per rinfrescarsi la bocca
con un po’ di acqua. Oggi quel ragazzo non ha più la chioma di un tempo, è
diventato adulto, padre di famiglia ed è entrato in una cerchia molto
ristretta. Melvin Nyffeler ha in effetti disputato sabato alla Gottardo Arena
la sua 500esima partita ufficiale con la maglia dei sangallesi. Il nativo di
Billikon è il decimo portiere della storia elvetica a raggiungere questo traguardo.
Un esempio di fedeltà e costanza. Prima di lui pochi altri nomi in Svizzera,
praticamente tutti leggendari, erano riusciti in tale impresa, ovvero
raggiungere un simile numero di match con lo stesso club. La lista è da
leccarsi i baffi. Troviamo l’immenso Ari Sulander e Lukas Flüeler per gli ZSC
Lions, il mitico Renato Tosio e Marco Bührer nel Berna, l’icona Reto Pavoni in
quel di Kloten, il mito Olivier Anken a Bienne, il grande Genoni quando era a
Davos, la leggenda Alfio Molina nel Lugano e infine il grande leventinese Pauli
Jaks. Questi nove predecessori di Nyffeler hanno vinto in totale 31
titoli insieme. L’unico ad averne conquistati pure con altre squadre è Genoni,
mentre un altro non ha mai provato l’ebbrezza di alzare la coppa, ovvero Pauli
Jaks. Deve fare uno strano effetto a Melvin approdare su questa lista carica di
storia, composta da autentici monumenti del nostro hockey. Il numero 60 arrivò
nel 2015 nella “città delle rose”. A dire la verità non aveva nemmeno firmato
per giocare nel Rapperswil, bensì in quel di Herisau. Il club sangallese in
effetti aveva un progetto che era già stato ultimato. La squadra appenzellese
sarebbe passata dalla seconda lega direttamente alla LNB diventando così il
farm-team dei Lakers. Il problema? Al termine della stagione 2014/15 il Rappi
fu retrocesso e ovviamente il piano di battaglia fece la fine del muro di
Berlino. I dirigenti della società decisero comunque di mantenere il contratto
con “Nyf” e lo integrarono nella compagine della lega cadetta, fresca di
relegazione. Dopo un buon primo anno ci furono delle divergenze in merito al
rinnovo. Nyffeler, appena 21enne, si ritrovò dunque a piedi e senza un futuro
hockeistico. Passò tutta l’estate del 2016 a cercare un posto, allenandosi come
“ospite” a Turgovia. Ci fu persino una trattativa con il Bolzano. A settembre
la svolta. L’infortunio di Luca Boltshauser, a quel tempo a Kloten, aprì una
porticina di servizio a Nyffeler, il quale stava cominciando lentamente a
meditare il ritiro. Un contratto di due mesi con gli Aviatori, seguito da un
invito di Arno Del Curto alla Coppa Spengler per dare una mano Davos. Poche
partite, ma abbastanza per dimostrare il suo talento. E così a gennaio del
2017, grazie in particolar modo a Jeff Tomlinson, all’epoca coach del
Rapperswil, ci fu il ritorno in quella che è ormai diventata la sua casa.
Partendo dalla Swiss League, Melvin riuscii a vincere una storica Coppa
Svizzera nel 2018 e poco più tardi ci fu l’apoteosi: l’incredibile promozione
ottenuta nello stesso anno grazie alla vittoria in gara 7 dello spareggio al
supplementare in quel di Kloten. In quella trionfale stagione disputò un numero
incredibile di partite, ben 70. Da lì via una costante permanenza in NL, sempre
in qualità di titolare con una notevole regolarità di rendimento, portando i
Lakers a traguardi praticamente mai visti: una semifinale di playoff e due
partecipazioni alla Champions Hockey League. Roba da quasi non crederci. Negli
anni è diventato l’idolo della tifoseria e da tempo si è ormai arrivati al
punto che fa strano non vederlo lì tra i pali, cosa che capita quando lascia
spazio al suo collega Punnenovs. Di recente il 31enne ha rinnovato il suo
contratto sino al 2028, la sensazione dunque è che potrà superare qualcuno dei
campionissimi che lo precedono nella lista stilata in precedenza. Anche se poi,
andare a raggiungere le 800 partite di Marco Bührer, appare utopia. «Non ci
arriverò mai», ci dice Nyffeler sorridendo. Probabilmente sarà così, ma chissà
che magari tra tre lustri non ci sia suo figlio tra quei pali. Il piccolo Leevi
in effetti si cimenta già pure con i gambali e la maschera, e lo fa divertendosi
a volte con Tom Schlegel. Sì, proprio lui, il papà di Niklas, colui che aveva
già allenato il babbo Melvin per buona parte della sua vita.
(Foto Andrea Branca)