NATIONAL LEAGUE
500 volte Melvin
Pubblicato il 11.01.2026 07:00
di Marco Maffioletti
Sembra ieri quando un giovane portiere del Rapperswil con i capelli lunghi dopo ogni parata alzava la maschera per rinfrescarsi la bocca con un po’ di acqua. Oggi quel ragazzo non ha più la chioma di un tempo, è diventato adulto, padre di famiglia ed è entrato in una cerchia molto ristretta. Melvin Nyffeler ha in effetti disputato sabato alla Gottardo Arena la sua 500esima partita ufficiale con la maglia dei sangallesi. Il nativo di Billikon è il decimo portiere della storia elvetica a raggiungere questo traguardo. Un esempio di fedeltà e costanza. Prima di lui pochi altri nomi in Svizzera, praticamente tutti leggendari, erano riusciti in tale impresa, ovvero raggiungere un simile numero di match con lo stesso club. La lista è da leccarsi i baffi. Troviamo l’immenso Ari Sulander e Lukas Flüeler per gli ZSC Lions, il mitico Renato Tosio e Marco Bührer nel Berna, l’icona Reto Pavoni in quel di Kloten, il mito Olivier Anken a Bienne, il grande Genoni quando era a Davos, la leggenda Alfio Molina nel Lugano e infine il grande leventinese Pauli Jaks.  Questi nove predecessori di Nyffeler hanno vinto in totale 31 titoli insieme. L’unico ad averne conquistati pure con altre squadre è Genoni, mentre un altro non ha mai provato l’ebbrezza di alzare la coppa, ovvero Pauli Jaks. Deve fare uno strano effetto a Melvin approdare su questa lista carica di storia, composta da autentici monumenti del nostro hockey. Il numero 60 arrivò nel 2015 nella “città delle rose”. A dire la verità non aveva nemmeno firmato per giocare nel Rapperswil, bensì in quel di Herisau. Il club sangallese in effetti aveva un progetto che era già stato ultimato. La squadra appenzellese sarebbe passata dalla seconda lega direttamente alla LNB diventando così il farm-team dei Lakers. Il problema? Al termine della stagione 2014/15 il Rappi fu retrocesso e ovviamente il piano di battaglia fece la fine del muro di Berlino. I dirigenti della società decisero comunque di mantenere il contratto con “Nyf” e lo integrarono nella compagine della lega cadetta, fresca di relegazione. Dopo un buon primo anno ci furono delle divergenze in merito al rinnovo. Nyffeler, appena 21enne, si ritrovò dunque a piedi e senza un futuro hockeistico. Passò tutta l’estate del 2016 a cercare un posto, allenandosi come “ospite” a Turgovia. Ci fu persino una trattativa con il Bolzano. A settembre la svolta. L’infortunio di Luca Boltshauser, a quel tempo a Kloten, aprì una porticina di servizio a Nyffeler, il quale stava cominciando lentamente a meditare il ritiro. Un contratto di due mesi con gli Aviatori, seguito da un invito di Arno Del Curto alla Coppa Spengler per dare una mano Davos. Poche partite, ma abbastanza per dimostrare il suo talento. E così a gennaio del 2017, grazie in particolar modo a Jeff Tomlinson, all’epoca coach del Rapperswil, ci fu il ritorno in quella che è ormai diventata la sua casa. Partendo dalla Swiss League, Melvin riuscii a vincere una storica Coppa Svizzera nel 2018 e poco più tardi ci fu l’apoteosi: l’incredibile promozione ottenuta nello stesso anno grazie alla vittoria in gara 7 dello spareggio al supplementare in quel di Kloten. In quella trionfale stagione disputò un numero incredibile di partite, ben 70. Da lì via una costante permanenza in NL, sempre in qualità di titolare con una notevole regolarità di rendimento, portando i Lakers a traguardi praticamente mai visti: una semifinale di playoff e due partecipazioni alla Champions Hockey League. Roba da quasi non crederci. Negli anni è diventato l’idolo della tifoseria e da tempo si è ormai arrivati al punto che fa strano non vederlo lì tra i pali, cosa che capita quando lascia spazio al suo collega Punnenovs. Di recente il 31enne ha rinnovato il suo contratto sino al 2028, la sensazione dunque è che potrà superare qualcuno dei campionissimi che lo precedono nella lista stilata in precedenza. Anche se poi, andare a raggiungere le 800 partite di Marco Bührer, appare utopia. «Non ci arriverò mai», ci dice Nyffeler sorridendo. Probabilmente sarà così, ma chissà che magari tra tre lustri non ci sia suo figlio tra quei pali. Il piccolo Leevi in effetti si cimenta già pure con i gambali e la maschera, e lo fa divertendosi a volte con Tom Schlegel. Sì, proprio lui, il papà di Niklas, colui che aveva già allenato il babbo Melvin per buona parte della sua vita.
(Foto Andrea Branca)