A
Firenze Allegri non era soddisfatto dei suoi giocatori, e ha lasciato
il campo con piglio che non lasciava spazio a dubbi: era arrabbiato.
Sostiene che, contro la Viola, il Milan abbia commesso gli stessi errori fatti contro
il Genoa. Il livornese sta dando il meglio di sé, butta via il
cappotto, inveisce contro le panchine avversarie e anche gli arbitri
non possono stare tranquilli.
A
Milano Conte era letteralmente fuori controllo, quando è stato
fischiato il rigore all'Inter è esploso, ha preso a urlare
all'arbitro e al quarto uomo: vergogna. Ha lasciato il campo
sbraitando, convinto di avere subito l'ingiustizia del secolo. È
rimasto attaccato a una balaustra e alla fine della partita ha
esultato come un curvaiolo.
Allegri
e Conte godono di un'immunità speciale, possono superare il limite,
lo sanno e lo fanno. Sono sostenuti da media compiacenti che li
blandiscono, li giustificano, li legittimano. Sono considerati dei
vincenti, ergo: indirizzano i discorsi, perché consapevoli che le eventuali critiche sono lievi e poco incisive. E le Istituzioni? Agiscono con
multe e squalifiche risibili, assistono quasi impotenti. Avanti così,
che lo spettacolo continui. I due mica si fermeranno, anzi
rilanceranno. E non si tratta di un tratto caratteriale, è una loro
precisa strategia.