La scorsa settimana è stata decisamente quella di Philip
Wüthrich. L’estremo difensore dell’Ambrì ha sfoderato tre prestazioni
semplicemente da incorniciare. Dapprima due shutout contro lo Zugo e nella sua
Berna, infine una prova molto solida contro il Rapperswil, impreziosita da 34
parate e una percentuale di parate a ridosso del 92%. Il 27enne è stato anche
all’origine della rete decisiva ottenuta dai biancoblù all’overtime: un
big-save con il guanto per opporsi al tiro al volo di Lammer e la lucidità nel
non trattenere il disco al fine di fare ripartire i suoi, scelta che ha appunto
dato il là al gol risolutore. Una dimostrazione di totale fiducia nei propri
mezzi. Probabilmente il momento più emozionante è stato però quello vissuto
nella sua Berna. Al termine dell’incontro i suoi ex tifosi gli hanno dedicato
una standing ovation quando ha ricevuto il premio di miglior giocatore in
pista. Decisamente un toccasana, puro balsamo, dopo un inizio decisamente
difficile. Dopo cinque anni non avari di peripezie trascorsi nelle fila del suo
SCB, Wüthrich aveva scelto di lasciare "la casa madre" e sposare la
causa dell’Ambrì proprio anche grazie alla stabilità sopracenerina. Già, perché
durante il lustro vissuto nella Capitale, i cambiamenti e le novità erano
all’ordine del giorno o quasi. Sia per quanto concerne la posizione di
direttore sportivo, sia soprattutto inerente a quella di tecnico. Nachbaur,
Kogler, Lundskog, Söderholm, Tapola: 5 allenatori in altrettante stagioni.
Invece nemmeno in Leventina, oasi di continuità fino al suo avvento, c’è stata
pace. Il famoso terremoto di inizio ottobre, con le partenze di Cereda e Duca,
è stato una sorta di déjà-vu per Wüthrich. Proprio per questo probabilmente il
portiere, seppure evidentemente sorpreso, ha saputo attutire il colpo senza particolari
problemi, essendo oltretutto l’ultimo arrivato. Tra qualche mese con ogni
probabilità avrà di nuovo un altro coach, l’ennesimo della sua ancora
relativamente giovane carriera. Per Philip, a differenza di altri suoi
compagni, sarà una sorta di routine.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)