SNOWBOARD
Ciao Ueli, campione vero
Pubblicato il 13.01.2026 22:21
di Alessandro Tamburini
Non ho mai usato una tavola da snowboard, ma ho commentato sei delle sette edizioni olimpiche dalla sua introduzione a Nagano 1998, svariati mondiali, il LAAX Open e diverse gare di Coppa del Mondo come quella a Veysonnaz.
Al debutto olimpico la Svizzera va subito sul podio sul Monte Yakebitai. Ueli Kestenholz è bronzo (per due giorni anche argento per la squalifica successivamente annullata del vincitore, il canadese Ross Rebagliati, risultato positivo alla cannabis). Prima storica medaglia olimpica nello slalom gigante, imitato poco dopo nell’halfpipe da Gian Simmen, addirittura medaglia d’oro.
A Salt Lake City sono loro, con Thierry Brunner i miei mentori. M’insegnano, spiegano i salti dell’halfpipe, la scorrevolezza nel gigante (questa volta parallelo) dove tutti si aspettano Kestenholz e il favoritissimo Gilles Jaquet, ma una partenza ripida e ghiacciata fa selezione. Escono sette dei migliori otto, la spunta così “Robocop” Philipp Schoch. Lo zurighese vince l’oro a Park City prima di concedere il bis a Bardonecchia ai Giochi del 2006, in una finale passerella col fratello Simon.
Pionieri della disciplina, mi hanno insegnato col sorriso, accompagnato nelle cronache, con quel trucco poi diventato il mio modo di sembrar competente: commenti da solo, senza esperti, ma con la SF e Gian Simmen nelle cuffie che ti dice tutti i salti; sembri esperto. In realtà vuoi essere professionale e ti “spari” due ore di diretta sentendo in cuffia lo Schwiizerdütsch come ancora di salvezza.
I precursori hanno voglia di aiutarti, promuovere la loro nuova disciplina, diventa quasi una famiglia dove tutti si prodigano per la riuscita dell’evento.
Ueli Kestenholz non fa eccezione, ti prende per mano, lui che sarà presente anche nel 2002 e nel 2006, dopo aver vinto anche due volte gli X-Games nello snowboardcross. Ricordo una serata a Davos, tutti assieme, tornai a casa col completo di Thierry Brunner. Lui col mio. Grasse risate. Ridere, vivere, sfidare la neve con la passione Freeride della tavola, anche parapendio, fotoshooting, persino film. Anche perché così guadagni i soldi, in un settore fun, estroverso, differente.
Il mio ricordo delle tante medaglie olimpiche dello snowboard commentate non può prescindere dal contatto con gli atleti, la simbiosi, cresciuta nel tempo anche grazie a Pepe Regazzi per l’HP. Iouri Podladtchikov, Pat Burgener, Jan Scherrer, le sfide al mito Shawn White.
É stato il mio mondo per 22 anni, quello che non prepari in due giorni (come altri) ma attraverso mesi di studio avvicinandoti al grande evento. Forte del supporto e della vicinanza di atleti semplici, umili, veri appassionati, professionisti sempre sorridenti. Così ricordo Ueli Kestenholz, la prima medaglia svizzera della storia nello snowboard, pronto a prendermi per mano a Salt Lake City, sui pendii di Park City. Da amico e maestro, non da star. E così lo voglio ricordare. Assieme a me col sorriso, contagioso, di una stella volata in cielo troppo presto a soli 50 anni. Grazie Ueli, autentico campione. Riposa in pace e se riesci cavalca qualche nuvola con la tua tavola.
(Foto Alessandro Tamburini)