HC AMBRÌ PIOTTA
Le confessioni di Lombardi
Pubblicato il 15.01.2026 20:08
di Red.
A poche ore dall'annuncio del suo addio alla guida dell'HCAP, Filippo Lombardi è stato ospite su TeleTicino della trasmissione "Fuorigioco". Tanta la carne messa sul fuoco dal presidente uscente. Ecco una carrellata di quelle più rilevanti.
“Ho tanti bei ricordi, ma anche qualcuno brutto. La bilancia è in equilibrio”. Ci sono tante emozioni ma anche un certo senso di alleggerimento: il mio animo è molto più leggero. 17 anni sono tanti, l’abbiamo capito assieme ai colleghi del Consiglio di Amministrazione. Ci pensavo da qualche mese, quanto successo con Duca e Cereda ha colpito anche me e ha contribuito a convincermi che era giunto il momento di passare la mano.”
“Devo ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato e non mi hanno lasciato solo, e anche coloro che mi hanno detto di andarmene: da oggi la mia vita sarà più leggera”. “C’è stato qualche potenziale investitore che ha posto come condizione la mia uscita dal club: ora vedremo se manterrà la parola. Posso solo sperare che per il bene del club le parole circolate negli ultimi mesi ora si trasformino in fatti. Ora tocca ad altri portare il sacco. L’aumento di capitale c’è stato, ma non è ancora sufficiente per avere un futuro roseo. Immagino che qualcuno aspettasse l’uscita di scena del sottoscritto per fare il passo che ha promesso. Lo auguro al club e alle persone che hanno voluto credere a queste parole. Di alcune di queste persone non sono a conoscenza”.
“Il sacco che ho portato sino ad oggi è più leggero rispetto a 17 anni fa. Nel 2009 l’Ambrì è andato molto vicino al fallimento anche per le problematiche legate alla Valascia. Ora siamo 13esimi ma non va dimenticato che nella mia prima stagione abbiamo racimolato appena 33 punti in 50 partite. Siamo stati molto fortunati che nei tre spareggi abbiamo trovato due volte il Langenthal e una volta il Visp. Avessimo trovato il Losanna, saremmo potuti seriamente retrocedere e non più risalire, in quanto la vecchia pista non ci permetteva di poter ambire nuovamente ad un posto in National League: l’equivalente di una condanna a morte sportiva. Oggi, con il nuovo impianto, una relegazione è “riparabile””.
“La vittoria della Coppa Spengler è stata l’apice della mia presidenza, sia a livello sportivo che emotivo. Mi sarebbe piaciuto vincere di nuovo la Coppa Svizzera, ma per motivi diversi non è stato possibile.”
“Dal mio punto di vista ho pensato che sarebbe stato meglio intervenire in trasmissione quando avevo qualcosa di concreto da dire, intervenire per parole a vanvera non mi sembrava il caso.”
“Eravamo coscienti che con Duca e Cereda sarebbe stata l’ultima stagione, già due anni fa ho dovuto convincerli a restare. Ho interpretato male la situazione, per il tipo di legame tra loro due era impossibile attuare la prassi abituale, ossia il direttore sportivo che andasse ad esonerare l’allenatore. Io stesso, così come tutto l’ambiente, gli ero profondamente legato e non è stato per nulla facile.”
“Nei giorni a seguire di quell’8 ottobre ci siamo trovati anche per sistemare le questioni contrattuali. Ci siamo promessi di ritrovarci prossimamente. Mi hanno colpito le parole di Paolo Duca: “una settimana di cazzate non cancella 17 anni di battaglie comuni”. Questo per me è stato molto importante da sentire. Paolo è stato il mio capitano per otto anni e per altri otto il mio Direttore Sportivo, Luca ha fatto tutta la trafila fino a diventare l’allenatore della prima squadra. È naturale che non fossi sereno e lucido nel prendere determinate decisioni”.
“L’incontro con Dubé, in una società “classica” è una normalità nel caso in cui non arrivino i risultati. Ho agito su mandato del CdA”.
“Gli attacchi ricevuti non mi hanno aiutato a sentirmi meno male di quanto stessi. Sembravo uno zombie in quei giorni.”
“Sono stati Duca e Cereda a chiedermi di partecipare alla conferenza dell’8 ottobre. È mancata la preparazione di quel momento. La scena con Duca non mi ha fatto piacere ma ad oggi so che non si ripeterebbe: acqua passata non macina più”.
“In previsione vi erano i 20 anni di presidenza, le 1'000 partite da presidente e il novantesimo della società nel 2027. Tutto questo però lascia il tempo che trova, percepivo un desiderio di cambiamento generale”.
“In previsione della Gottardo Arena ho cercato dei naming partner e sono andato da Red Bull, che ha declinato la proposta, dimostrandosi però interessata all’acquisto del club. La risposta da parte nostra è stata negativa. Con gli investitori canadesi la situazione era la medesima. Tutte proposte però poco convincenti. L’azionariato attuale dovrà decidere se cedere la maggioranza ad eventuali investitori. La nostra volontà e sempre stata quella di non cedere l’intero azionariato, ma lo statuto non prevede questo scenario”.
“Il debito generato dai prestiti Covid dell’Ambrì è superiore a quello di altri club. Attualmente siamo a metà della restituzione”.
“Qualunque cosa succederà, come azionista, spettatore e tifoso rimarrò vicino all’Ambrì”.
“Devo ringraziare chi ha permesso di concederci così tanto tempo sotto le vecchie volte della Valascia: le cose a norma erano pochissime”.
“Non voglio creare nessun allarmismo. Auguro all’Ambrì che tutti i negoziati vadano a buon fine, ci sono persone che lavorano da tempo a queste cose. Da parte mia, se mi sarà chiesto, darò una mano”.
(Immagine TeleTicino)