A poche ore dall'annuncio del suo addio alla guida dell'HCAP, Filippo Lombardi è stato ospite su TeleTicino della trasmissione "Fuorigioco". Tanta la carne messa sul fuoco dal presidente uscente. Ecco una carrellata di quelle più rilevanti.
“Ho tanti bei ricordi, ma anche qualcuno brutto. La bilancia
è in equilibrio”. Ci sono tante emozioni ma anche un certo senso di
alleggerimento: il mio animo è molto più leggero. 17 anni sono tanti, l’abbiamo
capito assieme ai colleghi del Consiglio di Amministrazione. Ci pensavo da
qualche mese, quanto successo con Duca e Cereda ha colpito anche me e ha
contribuito a convincermi che era giunto il momento di passare la mano.”
“Devo ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato e non mi
hanno lasciato solo, e anche coloro che mi hanno detto di andarmene: da oggi la
mia vita sarà più leggera”. “C’è stato qualche potenziale investitore che ha
posto come condizione la mia uscita dal club: ora vedremo se manterrà la parola.
Posso solo sperare che per il bene del club le parole circolate negli ultimi
mesi ora si trasformino in fatti. Ora tocca ad altri portare il sacco. L’aumento
di capitale c’è stato, ma non è ancora sufficiente per avere un futuro roseo.
Immagino che qualcuno aspettasse l’uscita di scena del sottoscritto per fare il
passo che ha promesso. Lo auguro al club e alle persone che hanno voluto
credere a queste parole. Di alcune di queste persone non sono a conoscenza”.
“Il sacco che ho portato sino ad oggi è più leggero rispetto
a 17 anni fa. Nel 2009 l’Ambrì è andato molto vicino al fallimento anche per le
problematiche legate alla Valascia. Ora siamo 13esimi ma non va dimenticato che
nella mia prima stagione abbiamo racimolato appena 33 punti in 50 partite.
Siamo stati molto fortunati che nei tre spareggi abbiamo trovato due volte il
Langenthal e una volta il Visp. Avessimo trovato il Losanna, saremmo potuti
seriamente retrocedere e non più risalire, in quanto la vecchia pista non ci
permetteva di poter ambire nuovamente ad un posto in National League: l’equivalente
di una condanna a morte sportiva. Oggi, con il nuovo impianto, una relegazione
è “riparabile””.
“La vittoria della Coppa Spengler è stata l’apice della mia
presidenza, sia a livello sportivo che emotivo. Mi sarebbe piaciuto vincere di
nuovo la Coppa Svizzera, ma per motivi diversi non è stato possibile.”
“Dal mio punto di vista ho pensato che sarebbe stato meglio intervenire
in trasmissione quando avevo qualcosa di concreto da dire, intervenire per parole
a vanvera non mi sembrava il caso.”
“Eravamo coscienti che con Duca e Cereda sarebbe stata l’ultima
stagione, già due anni fa ho dovuto convincerli a restare. Ho interpretato male
la situazione, per il tipo di legame tra loro due era impossibile attuare la
prassi abituale, ossia il direttore sportivo che andasse ad esonerare l’allenatore.
Io stesso, così come tutto l’ambiente, gli ero profondamente legato e non è
stato per nulla facile.”
“Nei giorni a seguire di quell’8 ottobre ci siamo trovati anche
per sistemare le questioni contrattuali. Ci siamo promessi di ritrovarci
prossimamente. Mi hanno colpito le parole di Paolo Duca: “una settimana di
cazzate non cancella 17 anni di battaglie comuni”. Questo per me è stato molto
importante da sentire. Paolo è stato il mio capitano per otto anni e per altri
otto il mio Direttore Sportivo, Luca ha fatto tutta la trafila fino a diventare
l’allenatore della prima squadra. È naturale che non fossi sereno e lucido nel
prendere determinate decisioni”.
“L’incontro con Dubé, in una società “classica” è una
normalità nel caso in cui non arrivino i risultati. Ho agito su mandato del CdA”.
“Gli attacchi ricevuti non mi hanno aiutato a sentirmi meno
male di quanto stessi. Sembravo uno zombie in quei giorni.”
“Sono stati Duca e Cereda a chiedermi di partecipare alla
conferenza dell’8 ottobre. È mancata la preparazione di quel momento. La scena
con Duca non mi ha fatto piacere ma ad oggi so che non si ripeterebbe: acqua
passata non macina più”.
“In previsione vi erano i 20 anni di presidenza, le 1'000 partite
da presidente e il novantesimo della società nel 2027. Tutto questo però lascia
il tempo che trova, percepivo un desiderio di cambiamento generale”.
“In previsione della Gottardo Arena ho cercato dei naming
partner e sono andato da Red Bull, che ha declinato la proposta, dimostrandosi
però interessata all’acquisto del club. La risposta da parte nostra è stata
negativa. Con gli investitori canadesi la situazione era la medesima. Tutte
proposte però poco convincenti. L’azionariato attuale dovrà decidere se cedere
la maggioranza ad eventuali investitori. La nostra volontà e sempre stata quella
di non cedere l’intero azionariato, ma lo statuto non prevede questo scenario”.
“Il debito generato dai prestiti Covid dell’Ambrì è
superiore a quello di altri club. Attualmente siamo a metà della restituzione”.
“Qualunque cosa succederà, come azionista, spettatore e
tifoso rimarrò vicino all’Ambrì”.
“Devo ringraziare chi ha permesso di concederci così tanto
tempo sotto le vecchie volte della Valascia: le cose a norma erano pochissime”.
“Non voglio creare nessun allarmismo. Auguro all’Ambrì che
tutti i negoziati vadano a buon fine, ci sono persone che lavorano da tempo a
queste cose. Da parte mia, se mi sarà chiesto, darò una mano”.
(Immagine TeleTicino)