OLIMPIADI 2026
Le Olimpiadi delle polemiche
Pubblicato il 16.01.2026 07:38
di Silvano Pulga
Manca ancora qualche settimana all'inizio delle Olimpiadi invernali, ma le polemiche sono già partite. Quelle sugli impianti, per esempio: la situazione di Santa Giulia, che dovrà ospitare le partite di hockey, è stata ben descritta in un recente servizio televisivo andato in onda sulla RSI. Le difficoltà a raggiungere l'arena sportiva, per cominciare: non ci sono parcheggi per i veicoli a motore perché l’autosilo non è ancora agibile, mentre i collegamenti con i mezzi pubblici non esistono ancora. La prima partita di prova è già stata giocata; tuttavia, le immagini mostrano una struttura che sorge in un cantiere lungi dall'essere concluso. Certo, Milano ci ha abituato ai miracoli (è ancora vivo il ricordo dei lavori per l'Expo del 2015...), ma ogni preoccupazione in merito è lecita. Tuttavia, la polemica più accesa riguarda i tedofori. La fiaccola di Miano Cortina 2026, infatti, non ha visto tra chi l'ha portata tanti campioni olimpionici azzurri del passato. Tra gli assenti, giganti come Gros, Fauner, Vanzetta, PIller Cottrer, Paruzzi e diversi altri. Migliaia di personaggi, tra i quali alcuni quantomeno controversi, come Marco Fertonani, ciclista professionista squalificato per doping nel 2007 (il caso è stato sollevato dal Fatto Quotidiano). 10.001 i prescelti: c'è chi dice che gli esclusi, che oggi si lamentano, non abbiamo fatto l'apposita domanda per far parte di quelli che gli organizzatori hanno definito "Ambasciatori dei Giochi Olimpici". Dal sito ufficiale: "Con le loro storie incarneranno lo spirito dei Giochi, la cultura e la società italiana. I tedofori, simbolo di passione, talento, energia e rispetto, portano con sé la promessa di un futuro più luminoso e di un cambiamento verso una società sempre più inclusiva. Saranno persone ordinarie con storie straordinarie, rappresenteranno il territorio, il talento e l’eccellenza in tutti i campi: sportivo, sociale, artistico, creativo, così come quei valori di pace e fratellanza, simboli della Fiamma Olimpica e della Fiamma Paralimpica". Piero Gros, uno degli eroi della nostra infanzia in bianco e nero, che sostenevamo con affetto perché, a differenza di Gustav Thoeni, aveva sempre il sorriso stampato sul volto, oltre a quei capelli al vento che gli davano l'aria ribelle che, da bambini, adoravamo, è stato tra quelli che hanno sollevato il caso. Oro a Innsbruck 1976, valido anche come titolo mondiale, argento ai mondiali di Garmisch '78, bronzo a St. Moritz '74, anno nel quale ha conquistato la Coppa del Mondo generale, il campione piemontese ha raccontato, dopo lo scoppio della querelle, di essere stato contattato frettolosamente via whatsapp dagli organizzatori per provare a chiudere il caso. L'idolo dei nostri anni più belli ha fatto ciò che ci aspettavamo: ha declinato l'invito, per rispetto anche nei confronti degli altri atleti dimenticati proponendo, invece, di invitare alla cerimonia di apertura San Siro tutti i vincitori azzurri ancora viventi di medaglie a tutte le edizioni dei Giochi invernali, con i trofei al collo e la tuta della Nazionale indossata. Una proposta ovvia, semplice e dovuta; talmente tanto da non venire, probabilmente, presa in considerazione. Ma, come nel caso dell'Arena Santa Giulia, speriamo che Milano sappia stupirci, ancora una volta.