Nella storia dell’hockey svizzero, pochi personaggi hanno
incarnato con altrettanta costanza la figura del “salvatore” come Filippo
Lombardi, presidente instancabile e sanguigno dell’Hockey Club Ambrì-Piotta.
Leventinese doc, fiero patrizio di Airolo, Lombardi ha
impresso il proprio marchio nella storia biancoblù attraverso una visione ed
un’azione continue, energiche, muscolari. Una sorta di moderno Ercole che - con
le sue celebri Fatiche - salvò il mondo da pericolosissime minacce.
Questo paragone non nasce dal gusto per l’iperbole, ma da
una serie di elementi concreti. Ercole rappresenta nell’immaginario collettivo
la forza al servizio della comunità: un individuo che non si misura solo con la
potenza fisica, ma con la capacità di affrontare sfide che sembrano
impossibili, trasformando così il destino di chi gli vive attorno.
Allo stesso modo, Lombardi ha saputo assumersi il peso di
compiti che avrebbero piegato molti dirigenti sportivi, guidato dalla
convinzione che l’Ambrì-Piotta non fosse soltanto un club, ma un patrimonio
identitario dell’intera valle. “Més que un club”, come si dice a Barcellona.
E la “prima fatica” di Lombardi è stata proprio quella di
impedire la scomparsa del club. Quando assunse la presidenza, l’Ambrì viveva un
momento critico, soffocato dai debiti, con infrastrutture obsolete e una
credibilità sportiva ai minimi termini.
Lombardi non si è tirato indietro. Ha convinto sponsor,
rassicurato i tifosi, riorganizzato la struttura dirigenziale e lavorato senza
sosta affinché il club non smettesse di esistere. Ci ha messo la faccia. Ci ha
messo la vita. In termini mitologici, ha affrontato il suo leone di Nemea.
La “seconda fatica” è stata il rilancio sportivo.
L’Ambrì-Piotta è passato dall’essere una squadra sull’orlo del baratro, con i
vari Laporte e Constantine, a diventare una realtà stabile nella massima serie,
capace di valorizzare (grazie alla visione di tornare ad una conduzione
tecnico-sportiva tutta Leventinese basata sul duo Duca- Cereda) tanti giovani
talenti e di proporre un hockey intenso, combattivo e fedele allo spirito della
valle.
Come Ercole, ha dovuto affrontare sconfitte, diverse
stagioni difficili e pure contestazioni. Ma, come l’eroe della mitologia, non
ha mai abbandonato il suo sentiero e la sua visione: ha continuato a costruire,
passo dopo passo, una società ed una squadra che potessero guardare al futuro
con dignità. E la vittoria della Coppa Spengler è stata la ricompensa simbolica
di una lunga serie di fatiche, il riconoscimento di un lavoro che ha richiesto
dedizione costante e una fede incrollabile.
La “terza fatica”, sicuramente la più titanica, è stata
quella di trovare il finanziamento per costruire la Gottardo Arena. Per
decenni l’idea di una nuova (o rinnovata) pista era rimasta confinata al solo
regno dei sogni. Ma Lombardi - senza avere alle spalle la forza economica di
una città - è riuscito a trasformare un’aspirazione alla modernità prima in un
progetto concreto, poi in un cantiere, infine in una struttura moderna ed
accogliente (anche se mancano un migliaio di posti, se proprio devo dirla tutta)
che oggi rappresenta la nuova casa del popolo biancoblù.
Se le dodici fatiche di Ercole erano prove di forza ed
ingegno, la Gottardo Arena è una sintesi di entrambe: una lotta contro la
burocrazia, i limiti geografici della periferia, una vittoria contro l’inerzia
ed il fatalismo e anche un atto di forte attaccamento al territorio.
E dunque per giudicare questi 17 anni di presidenza Lombardi
non è corretto fermarsi al risultato, bisogna mettere sulla bilancia anche
l’atteggiamento: la tenacia. Ercole non era invincibile, era però incapace di
arrendersi. Anche Lombardi ha affrontato critiche, difficoltà economiche e
momenti complicati a livello sportivo, ma non ha mai permesso che
l’Ambrì-Piotta si spezzasse.
Lombardi è stato il custode della fede di un popolo. E non
ha protetto solo una squadra, ma un’intera comunità che attorno al club
costruisce ogni giorno un senso di appartenenza. Talvolta gli eroi camminano
tra noi, con una sciarpa biancoblù al collo.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)