Esistono ancora aggettivi per Marco Odermatt? Probabilmente, no. Anche oggi il nidwaldese ha vinto, a Wengen, nell'unico modo che conosce: non solo va più forte, ma mette i propri avversari nella condizione di credere di non poter fare meglio di lui. Per il nostro portacolori è poker sulla pista del Lauberhorn: non sappiamo se questa sarà l'ultima della serie, ma abbiamo la certezza che non vivremo abbastanza per vedere un altro fare ciò che questo atleta sta mostrando. Dietro di lui, l'austriaco Vincent Kriechmayr e il sempre più sorprendente azzurro Giovanni Franzoni, primo ieri nel Super G.
Trovato un aggettivo per il bresciano, bisogna cercarne uno per Cristoph Innerhofer. L'altoatesino ha infatti chiuso al decimo posto; e quando gli abbiamo fatto notare che se n'era messi dietro più di trenta, ci ha detto sorridendo "Diciamo che ne ho solo nove davanti, mi piace di più!" Inossidabile? Abusato, magari, ma è davvero difficile trovarne per questo atleta, tra l'altro mai banale quando capita di parlarci assieme.
Franjo Von Allmen ha visto invece sfuggire il podio sulla pista di casa per una manciata di centesimi. Eppure, ci vuole altro per fargli perdere il sorriso. Il bernese è fortissimo, lo ha già dimostrato più volte. Chissà dove sarebbe se non dovesse misurarsi con quello che, probabilmente, a fine carriera, verrà salutato come lo sciatore migliore della storia. La storia dello sport è piena di storie come la sua: la definizione di sfortunato, da questo punto di vista, ci potrebbe stare.
Giovanni Franzoni ha ottenuto due risultati di assoluto rilievo (vittoria nel SuperG e terzo posto in discesa, che ne fanno una delle punte azzurre per le imminenti Olimpiadi di casa. Ma a chi ha rotto le uova nel paniere? A Fanjo Von Allmen, ovviamente: vedi sopra. Per l'azzurro, lo abbiamo già trovato; e chissà che non si debba usare predestinato, tra qualche settimana.
Ora, per tutti gli obiettivi sono due: la discesa di Kitzbühel è il primo (per Odermatt è come la Sanremo per Pogačar...) e poi le Olimpiadi di Milano-Cortina. E il cielo, sulla nazionale elvetica di sci, non è mai stato così blu.
(Foto SP)
Trovato un aggettivo per il bresciano, bisogna cercarne uno per Cristoph Innerhofer. L'altoatesino ha infatti chiuso al decimo posto; e quando gli abbiamo fatto notare che se n'era messi dietro più di trenta, ci ha detto sorridendo "Diciamo che ne ho solo nove davanti, mi piace di più!" Inossidabile? Abusato, magari, ma è davvero difficile trovarne per questo atleta, tra l'altro mai banale quando capita di parlarci assieme.
Franjo Von Allmen ha visto invece sfuggire il podio sulla pista di casa per una manciata di centesimi. Eppure, ci vuole altro per fargli perdere il sorriso. Il bernese è fortissimo, lo ha già dimostrato più volte. Chissà dove sarebbe se non dovesse misurarsi con quello che, probabilmente, a fine carriera, verrà salutato come lo sciatore migliore della storia. La storia dello sport è piena di storie come la sua: la definizione di sfortunato, da questo punto di vista, ci potrebbe stare.
Giovanni Franzoni ha ottenuto due risultati di assoluto rilievo (vittoria nel SuperG e terzo posto in discesa, che ne fanno una delle punte azzurre per le imminenti Olimpiadi di casa. Ma a chi ha rotto le uova nel paniere? A Fanjo Von Allmen, ovviamente: vedi sopra. Per l'azzurro, lo abbiamo già trovato; e chissà che non si debba usare predestinato, tra qualche settimana.
Ora, per tutti gli obiettivi sono due: la discesa di Kitzbühel è il primo (per Odermatt è come la Sanremo per Pogačar...) e poi le Olimpiadi di Milano-Cortina. E il cielo, sulla nazionale elvetica di sci, non è mai stato così blu.
(Foto SP)