Due sono le immagini emblematiche della disgraziata prova
dell’Ambrì contro il Kloten. A poco più di 3’ dalla sirena finale, con gli
Aviatori in vantaggio per 4 a 2, i difensori ospiti gestiscono il disco
tranquillamente nel loro terzo. E i biancoblù? Restano fermi, all’altezza della
linea rossa di centro pista, senza andare a effettuare nessuna pressione. La
seconda fotografia è un tentativo di Weibel a tu per tu con Senn, poco prima
della scena citata. L’attaccante del Kloten fallisce, ma è il primo che va a
recuperare il puck, riesce a tornare sino all’entrata del terzo offensivo,
effettuare una nuova progressione e nuovamente a impensierire il portiere
leventinese. E pensare che l’Ambrì, in vantaggio per 2 a 0 dopo nemmeno 12’,
sino a lì aveva celebrato il suo miglior hockey degli ultimi mesi. Poi,
all’improvviso la luce si è spenta e gli zurighesi, guidati da un Tyler Morley
in formato Bykov dei tempi d’oro, hanno dominato in sostanza la contesa. Questo
malgrado Diem e soci si siano presentati con solamente quattro stranieri e
malgrado la fatica nelle gambe delle sfide del giorno prima. I ragazzi di
Marjamäki hanno vinto più duelli, hanno pattinato maggiormente dimostrando
un’organizzazione di gioco notevole. Tutto il contrario dell’Ambrì. Il secondo
tempo in particolar modo ha messo a nudo tutta la fragilità del complesso di
casa, con il Kloten a imperversare. In ritardo per 2 a 4 al 40’, ci si
attendeva perlomeno una reazione, ma non c’è stata nemmeno un abbozzo. Ludovic
Waeber ha trascorsa una terza frazione di ordinaria amministrazione. Anche
perché ai ticinesi, oltre a un’organizzazione latitante, sono mancate le
individualità. Il solo DiDomenico si è prodigato e ha cercato di portare di
peso i suoi compagni, ma ha predicato invano. I vari Joly, Formenton e
compagnia bella non lo hanno supportato. E così non c’è nulla de eccepire. Il
Kloten ha vinto con pieno merito, all’Ambrì non resta che leccarsi le ferite e
rimuginare. Perdere si può sempre, non è motivo di vergogna, ma è evidente che
in una sfida importantissima come questa era lecito attendersi perlomeno la
giusta attitudine. Così non è stato.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)