HC AMBRÌ PIOTTA
Ambrì, che blackout!
Pubblicato il 17.01.2026 22:13
di Marco Maffioletti
Due sono le immagini emblematiche della disgraziata prova dell’Ambrì contro il Kloten. A poco più di 3’ dalla sirena finale, con gli Aviatori in vantaggio per 4 a 2, i difensori ospiti gestiscono il disco tranquillamente nel loro terzo. E i biancoblù? Restano fermi, all’altezza della linea rossa di centro pista, senza andare a effettuare nessuna pressione. La seconda fotografia è un tentativo di Weibel a tu per tu con Senn, poco prima della scena citata. L’attaccante del Kloten fallisce, ma è il primo che va a recuperare il puck, riesce a tornare sino all’entrata del terzo offensivo, effettuare una nuova progressione e nuovamente a impensierire il portiere leventinese. E pensare che l’Ambrì, in vantaggio per 2 a 0 dopo nemmeno 12’, sino a lì aveva celebrato il suo miglior hockey degli ultimi mesi. Poi, all’improvviso la luce si è spenta e gli zurighesi, guidati da un Tyler Morley in formato Bykov dei tempi d’oro, hanno dominato in sostanza la contesa. Questo malgrado Diem e soci si siano presentati con solamente quattro stranieri e malgrado la fatica nelle gambe delle sfide del giorno prima. I ragazzi di Marjamäki hanno vinto più duelli, hanno pattinato maggiormente dimostrando un’organizzazione di gioco notevole. Tutto il contrario dell’Ambrì. Il secondo tempo in particolar modo ha messo a nudo tutta la fragilità del complesso di casa, con il Kloten a imperversare. In ritardo per 2 a 4 al 40’, ci si attendeva perlomeno una reazione, ma non c’è stata nemmeno un abbozzo. Ludovic Waeber ha trascorsa una terza frazione di ordinaria amministrazione. Anche perché ai ticinesi, oltre a un’organizzazione latitante, sono mancate le individualità. Il solo DiDomenico si è prodigato e ha cercato di portare di peso i suoi compagni, ma ha predicato invano. I vari Joly, Formenton e compagnia bella non lo hanno supportato. E così non c’è nulla de eccepire. Il Kloten ha vinto con pieno merito, all’Ambrì non resta che leccarsi le ferite e rimuginare. Perdere si può sempre, non è motivo di vergogna, ma è evidente che in una sfida importantissima come questa era lecito attendersi perlomeno la giusta attitudine. Così non è stato.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)