Non sappiamo se per la meteo (il sole risentiva della presenza di
qualche nuvola) o altro. Però, sembrava non essere, quest'anno, la
solita Wengen, quasi come se il pubblico, pensando a Crans Montana,
si fosse voluto in qualche modo limitare. Festa, sì: ma si respirava
un'atmosfera più sobria del solito. O forse è stata solo una nostra
sensazione, chissà. I numeri, passati dall'organizzazione, ci dicono
che erano presenti in 36.000. Considerato dove ci trovavamo, è
sempre una cosa che ci stupisce. Chi gestisce i convogli ferroviari a
cremagliera garantisce afflusso e deflusso ordinato di questa massa
di persone, oltre ovviamente a chi viene per sciare, senza guardare
la gara. Niente rifiuti abbandonati in giro, grazie anche
all'educazione dei tifosi, oltre che a una sapiente gestione della
situazione attraverso grossi contenitori piazzati nei punti
nevralgici. Così come adoriamo il pubblico della Zielarena che
ha incitamenti e applausi per tutti, col suo mare di bandiere
rossocrociate. Ed è giusto così: non si può non rispettare e
ammirare uomini che scendono a 150 km l'ora con un paio di sci ai
piedi, anche se fanno tempi superiori di qualche secondo rispetto ai
primi. Ecco, nello sci non c'è il tifo contro: quando Franzoni ha
scalzato, per una manciata di centesimi,l'idolo di casa, Franjo Von
Allmen, dal podio, il pubblico è esploso in un boato, e ha
applaudito l'atleta azzurro. Sarà banale ricordarlo, ma in altri
sport non succede. Il resto sono tante famiglie, bambini,
sorrisi, bandiere, anche se abbiamo avuto la sensazione che la solita
spensieratezza avesse lasciato spazio al cordoglio, come se la gente
sapesse che, a quel solito muro di spettatori, mancassero quest'anno
centinaia di ragazzi, tra chi non c'è più e chi si sta ancora
curando. A Crans Montana si correrà lo stesso: così ha deciso la
FIS. Tuttavia, non ci sarà alcun evento collaterale. Giusto così,
ci viene da dire. Il mondo va avanti, come sempre, ma senza
dimenticare.
(foto S. P.)