HC AMBRÌ PIOTTA
La formazione e l'altalena dei giovani
Pubblicato il 20.01.2026 07:58
di Brenno Canevascini
Con l’avvento di Lars Weibel alla testa del settore tecnico HCAP, sta facendo (nuovamente) molto discutere la questione del club formatore come già avevano tentato di mettere in atto Paolo Duca e Luca Cereda: tema ripreso ora imperiosamente ed imperativamente da Weibel e da chi siederà sulla panchina biancoblù.
Ci sono dei giocatori più o meno accantonati da altri club (pensiamo a Kostner e Elias Bianchi) che hanno trascorso poi l’intera (buona) carriera in Leventina. C’è una serie di giocatori piuttosto giovani “pescati” quasi dal nulla che ad Ambrì sono cresciuti per poi (una volta maturati) partire per altri lidi (Fabio Hofer, Kneubühler, Fuchs, Marco Müller, Jelovac, Burren). Michael Fora cresciuto in Leventina, nel pieno della maturità è poi partito per non più fare ritorno.
L'HCAP ha cercato di far crescere alcuni giovani di belle speranze senza ottenere quanto faceva parte delle aspettative, lasciandoli poi partire per altri club dove hanno poi trovato una loro collocazione e un buon/discreto successo (Rohrbach, Cajka, Eggenberger, Huges).
Alcuni “prospects” sono rimasti tali e non hanno mai compiuto quel salto di qualità tale da portarli ad annusare l’aria della prima squadra (Albis, i fratelli Conceprio, Nemeth, Marha). Altri ancora sono passati come delle meteore senza lasciare né il segno né un particolare ricordo (Brüschweiler, Zündler, Marchand, Valentin Hofer, Horansky, Payr). Altri ancora da un paio d’anni fanno parte del roster biancoblù ma son andati a finire temporaneamente in lega cadetta (Muggli, Häfliger, Hedlund). I primi due sono in scadenza, mentre Hedlund ha ancora 1 anno di contratto + l’opzione per un ulteriore anno a favore del club Terraneo e Pezzullo (entrambi sotto contratti fino al 2028) dopo un buon numero di apparizioni in prima squadra sono stati dirottati in seconda categoria alfine di accumulare minuti di gioco.
Altri giovani invece hanno dato buoni risultati se si pensa ai fratelli Manix e Lukas Landry, a Dario Wüthrich e Bachmann, in attesa di vedere all’opera quel Borradori di cui si dice un gran bene.