La matematica è un fatto oggettivo, in fondo. E la scienza dei
numeri ci diceva che, all'Inter, in queste due sfide finali del
girone di qualificazione, con Arsenal e Borussia Dortmund, servivano
4 punti per avere buone probabilità di entrare nelle prime 8,
evitando così le insidie dei playoff. Contro gli inglesi, i lombardi
hanno provato a giocare la loro partita, favoriti anche dal fatto che
i Gunners non sono certo venuti a San Siro a fare le
barricate, lasciando ampi spazi per le ripartenze. Tuttavia, il
calcio, spesso, applica la legge del più forte; e, a oggi, i
londinesi lo sono più dell'Inter che, piaccia o non piaccia ai tanti
innamorati delle Beneamata al di qua e al di là del confine, in
Europa si confermano essere una squadra di seconda fascia, nonostante
le finali europee raggiunte in queste ultime stagioni, tutte peraltro
terminate con una sconfitta. La realtà è che, a certi ritmi, la
capolista della Serie A perde tanta della precisione e attenzione nei
passaggi e nelle conclusioni che i tempi compassati del calcio
italiano le consentono invece nelle sfide all'interno dei confini
nazionali. Correndo così tanto, mancava ai nerazzurri la necessaria
lucidità in fase conclusiva. Molto bella l'azione che ha portato al
gol del pareggio di Sučić, favorito però da un errore della
retroguardia britannica, anche in altre occasioni apparsa
perforabile. Ecco, sotto quest'aspetto dei rimpianti ci potrebbero
essere, a dimostrazione che gli inglesi non sono "ingiocabili",
come tanti si sono affrettati a dire al fischio finale. Il problema è
che, per averne ragione, bisogna correre più di loro ed essere
abituati a farlo, in modo da non arrivare al tiro in debito
d'ossigeno. Stessa cosa in difesa: emblematica in tal senso la corsa
di Sučić a rincorrere Gyökeres, con il croato che si ferma senza
motivo quando l’attaccante dell'Arsenal riconquista la sfera al
limite dei sedici metri, permettendo così a quest'ultimo di infilare
un incolpevole Sommer, chiudendo l'incontro. Altro campanello
d'allarme, per l'Inter, è la difesa, perlomeno a questi livelli. Il
secondo gol su palla ferma è da museo degli orrori, al netto del
fatto che Saka ha creato non pochi grattacapi a Bastoni, accostato
forse un po' troppo frettolosamente a Paolo Maldini che, a quell'età,
a uno come il numero 7 britannico avrebbe fatto passare una serata
complicata. In molti, stamattina, puntano il dito contro Sommer: ma
la densità di uomini in prossimità della linea di porta in
occasione del secondo gol dei Gunnners probabilmente
non scagiona del tutto il portiere rossocrociato, ma ne diminuisce
parecchio le responsabilità. Spiace dirlo, ma Acerbi non è più in
grado di giocare queste partite e Akanji, non male nell'uno contro
uno contrapposto a Trussard, fa quello che può. A Dortmund, quindi,
sarà battaglia, contro i tedeschi, ieri sconfitti a Londra dal
Tottenham, che dovranno ottenere la posta piena per poter almeno
sperare di entrare nelle prime 8. Ma potrebbe non bastare; e stesso
discorso vale per i nerazzurri, chiamati all'impresa.
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Inter ridimensionata