CHAMPIONS
Inter ridimensionata
Pubblicato il 21.01.2026 07:39
di Silvano Pulga
La matematica è un fatto oggettivo, in fondo. E la scienza dei numeri ci diceva che, all'Inter, in queste due sfide finali del girone di qualificazione, con Arsenal e Borussia Dortmund, servivano 4 punti per avere buone probabilità di entrare nelle prime 8, evitando così le insidie dei playoff. Contro gli inglesi, i lombardi hanno provato a giocare la loro partita, favoriti anche dal fatto che i Gunners non sono certo venuti a San Siro a fare le barricate, lasciando ampi spazi per le ripartenze. Tuttavia, il calcio, spesso, applica la legge del più forte; e, a oggi, i londinesi lo sono più dell'Inter che, piaccia o non piaccia ai tanti innamorati delle Beneamata al di qua e al di là del confine, in Europa si confermano essere una squadra di seconda fascia, nonostante le finali europee raggiunte in queste ultime stagioni, tutte peraltro terminate con una sconfitta. La realtà è che, a certi ritmi, la capolista della Serie A perde tanta della precisione e attenzione nei passaggi e nelle conclusioni che i tempi compassati del calcio italiano le consentono invece nelle sfide all'interno dei confini nazionali. Correndo così tanto, mancava ai nerazzurri la necessaria lucidità in fase conclusiva. Molto bella l'azione che ha portato al gol del pareggio di Sučić, favorito però da un errore della retroguardia britannica, anche in altre occasioni apparsa perforabile. Ecco, sotto quest'aspetto dei rimpianti ci potrebbero essere, a dimostrazione che gli inglesi non sono "ingiocabili", come tanti si sono affrettati a dire al fischio finale. Il problema è che, per averne ragione, bisogna correre più di loro ed essere abituati a farlo, in modo da non arrivare al tiro in debito d'ossigeno. Stessa cosa in difesa: emblematica in tal senso la corsa di Sučić a rincorrere Gyökeres, con il croato che si ferma senza motivo quando l’attaccante dell'Arsenal riconquista la sfera al limite dei sedici metri, permettendo così a quest'ultimo di infilare un incolpevole Sommer, chiudendo l'incontro. Altro campanello d'allarme, per l'Inter, è la difesa, perlomeno a questi livelli. Il secondo gol su palla ferma è da museo degli orrori, al netto del fatto che Saka ha creato non pochi grattacapi a Bastoni, accostato forse un po' troppo frettolosamente a Paolo Maldini che, a quell'età, a uno come il numero 7 britannico avrebbe fatto passare una serata complicata. In molti, stamattina, puntano il dito contro Sommer: ma la densità di uomini in prossimità della linea di porta in occasione del secondo gol dei Gunnners probabilmente non scagiona del tutto il portiere rossocrociato, ma ne diminuisce parecchio le responsabilità. Spiace dirlo, ma Acerbi non è più in grado di giocare queste partite e Akanji, non male nell'uno contro uno contrapposto a Trussard, fa quello che può. A Dortmund, quindi, sarà battaglia, contro i tedeschi, ieri sconfitti a Londra dal Tottenham, che dovranno ottenere la posta piena per poter almeno sperare di entrare nelle prime 8. Ma potrebbe non bastare; e stesso discorso vale per i nerazzurri, chiamati all'impresa.