Ritorno all’usato sicuro. Questo il motto di Martin Steinegger e del Bienne. Dopo due soluzioni “nuove” negli ultimi 2 anni, con Petri Matikainen prima e Martin Filander poi, e altrettanti flop, il direttore sportivo dei seeländer ha voltato pagina ingaggiando Christian Dubé. Un terzo salto nel vuoto sarebbe stato troppo rischioso. Con Dubé, che ha ricevuto un contratto valido sino al termine della prossima stagione, i bernesi si sono assicurati un personaggio che conosce a menadito il nostro campionato e i suoi giocatori.
Dubé è affamato dopo il licenziamento patito in quel di Friborgo quasi due anni orsono. Il compito che attende l’ex attaccante del Lugano non sarà di quelli semplici. Dopo l’addio di Antti Törmänen, capace di portare la squadra a gara 7 della finalissima nel 2023, il Bienne è scivolato nella parte bassa della classifica. Per il 48enne la sfida è indubbiamente stuzzicante. Dovrà subito mettersi dalla sua parte alcuni senatori e avrà il compito di continuare a forgiare i tanti giovani presenti. Dubé dovrà trovare il giusto mix tra autorità e concessione di libertà. Tradizionalmente il club negli ultimi lustri è stata un’oasi per “artisti” spesso non facili da gestire e ai quali non si devono mettere troppi paletti, altrimenti non rendono.
Bienne è una piazza molto speciale, che si distacca da tante altre come concezione di vivere l’hockey. In fondo anche il québécois è così, anticonformista e stravagante. Questo matrimonio potrebbe dunque funzionare.
Una cosa è sicura, alla Tissot Arena, dopo la presenza di due allenatori che non hanno saputo infondere emozioni, si tornerà a respirare decisamente un’altra aria e maggiore adrenalina.
Dubé è affamato dopo il licenziamento patito in quel di Friborgo quasi due anni orsono. Il compito che attende l’ex attaccante del Lugano non sarà di quelli semplici. Dopo l’addio di Antti Törmänen, capace di portare la squadra a gara 7 della finalissima nel 2023, il Bienne è scivolato nella parte bassa della classifica. Per il 48enne la sfida è indubbiamente stuzzicante. Dovrà subito mettersi dalla sua parte alcuni senatori e avrà il compito di continuare a forgiare i tanti giovani presenti. Dubé dovrà trovare il giusto mix tra autorità e concessione di libertà. Tradizionalmente il club negli ultimi lustri è stata un’oasi per “artisti” spesso non facili da gestire e ai quali non si devono mettere troppi paletti, altrimenti non rendono.
Bienne è una piazza molto speciale, che si distacca da tante altre come concezione di vivere l’hockey. In fondo anche il québécois è così, anticonformista e stravagante. Questo matrimonio potrebbe dunque funzionare.
Una cosa è sicura, alla Tissot Arena, dopo la presenza di due allenatori che non hanno saputo infondere emozioni, si tornerà a respirare decisamente un’altra aria e maggiore adrenalina.