Peccato.
Il Lugano ha travolto il Winterthur, procede spedito, l'obiettivo è
dichiarato: avvicinare la vetta. Ma a Cornaredo si sono visti
comportamenti da biasimare, troppo plateali e che lasciano trasparire
stupore. Le vittorie hanno bisogno di un gruppo che deve essere
coeso, deve prevalere il 'noi', come spirito e visione. I fatti sono
noti: Beherens, al momento della sostituzione, ignora
Koutsias; Steffen che mostra un eccessivo nervosismo.
Sono situazioni da affrontare e risolvere. La fortuna del Lugano è
quella di avere un tecnico come Croci-Torti, che deve
attingere alle sue capacità di gestore di situazioni che vanno oltre
il campo e sconfinano in altri ambiti. Spiega, ai microfoni della 'Rsi', sono atteggiamenti
“che mi danno fastidio e li sistemo negli spogliatoi”, per
ristabilire il rapporto tra i due attaccanti “ci vuole tempo e
pazienza, quello che conta è la squadra”, sottolinea che
“devono lottare insieme, come hanno fatto stasera, non mi
interessa che siamo amici fuori dal campo”, aggiunge “non
sono qui per fare lo psicologo, io faccio l'allenatore”, fa
notare che si rappresenta “la città di Lugano, i tifosi”.
Le parole in pubblico del mister sono chiare, ma necessitano di una
lettura tra le righe. La gestione di un gruppo è complicata e
complessa, nel calcio moderno il tecnico è chiamato ad avere non
solo doti tattiche, ma deve armarsi di altri strumenti. E deve avere
il supporto della società. Questa vicenda suscita una serie di
riflessioni. Una nello specifico: Behrens ha 34 anni, Steffen
lo stesso, sono giocatori esperti e hanno una lunga carriera alle
spalle, ne hanno giocate di partite e a svariati livelli. Dovrebbero
essere padroni delle loro emozioni e capaci di essere presenti a sé
stessi. Ma siamo sicuri: Croci-Torti troverà la soluzione,
lui stesso ha dichiarato che questo principio lo ispira nella
professione e nella vita.
(Foto
Ticishot-Simone Andriani)