FC LUGANO
"Non sono uno psicologo..."
Pubblicato il 25.01.2026 08:30
di A. L.
Peccato. Il Lugano ha travolto il Winterthur, procede spedito, l'obiettivo è dichiarato: avvicinare la vetta. Ma a Cornaredo si sono visti comportamenti da biasimare, troppo plateali e che lasciano trasparire stupore. Le vittorie hanno bisogno di un gruppo che deve essere coeso, deve prevalere il 'noi', come spirito e visione. I fatti sono noti: Beherens, al momento della sostituzione, ignora Koutsias; Steffen che mostra un eccessivo nervosismo. Sono situazioni da affrontare e risolvere. La fortuna del Lugano è quella di avere un tecnico come Croci-Torti, che deve attingere alle sue capacità di gestore di situazioni che vanno oltre il campo e sconfinano in altri ambiti. Spiega, ai microfoni della 'Rsi', sono atteggiamenti “che mi danno fastidio e li sistemo negli spogliatoi”, per ristabilire il rapporto tra i due attaccanti “ci vuole tempo e pazienza, quello che conta è la squadra”, sottolinea che “devono lottare insieme, come hanno fatto stasera, non mi interessa che siamo amici fuori dal campo”, aggiunge “non sono qui per fare lo psicologo, io faccio l'allenatore”, fa notare che si rappresenta “la città di Lugano, i tifosi”. Le parole in pubblico del mister sono chiare, ma necessitano di una lettura tra le righe. La gestione di un gruppo è complicata e complessa, nel calcio moderno il tecnico è chiamato ad avere non solo doti tattiche, ma deve armarsi di altri strumenti. E deve avere il supporto della società. Questa vicenda suscita una serie di riflessioni. Una nello specifico: Behrens ha 34 anni, Steffen lo stesso, sono giocatori esperti e hanno una lunga carriera alle spalle, ne hanno giocate di partite e a svariati livelli. Dovrebbero essere padroni delle loro emozioni e capaci di essere presenti a sé stessi. Ma siamo sicuri: Croci-Torti troverà la soluzione, lui stesso ha dichiarato che questo principio lo ispira nella professione e nella vita.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)