Il fine settimana appena concluso doveva fornirci delle risposte sulle
reali ambizioni del Lugano e prontamente sono arrivate. Contro le due prime
della classe sono arrivate altrettante sconfitte. Se quella della BCF Arena
contro il Friborgo ha fruttato un sudatissimo quanto meritato punticino, non vi
è stato nulla da fare contro un Davos giunto in Ticino riposato: fattore
certamente importante ma non per questo determinante. Al termine delle due sfide di
cartello possiamo dire che ai bianconeri manca ancora qualcosina per poter fronteggiare
le migliori formazioni della lega, e, per le premesse di inizio stagione, va
bene anche così.
I grigionesi hanno imposto sin dall’inizio la loro superiorità
sia tecnica ma soprattutto fisica, asfissiando le poche folate offensive degli
uomini di Mitell con un forechecking molto aggressivo nel proprio terzo
difensivo, senza dar loro tempo di ragionare. Va detto che, all’apparenza, è
sembrato che Fazzini e compagni hanno portato un rispetto eccessivo ad una squadra
certamente più forte e completa in ogni reparto ma che nel corso di questi
primi scorci di 2026 ha stabilizzato il proprio rendimento, complice un filotto
impressionante di partite ravvicinate, inclusa la recente Coppa Spengler.
Cosa manca, in definitiva, a questo Lugano? L’assenza di
Einar Emanuelsson è risultata più pesante di quanto ci si poteva aspettare, poiché
lo svedese è in grado di garantire un certo equilibrio nella linea completata
da Simion e Thürkauf che un seppur volenteroso Alessio Bertaggia non può dare. Quella che è emersa è la quasi totale improduttività del terzo blocco: Brendan Perlini è di fatto un tassello errato da parte di Janick Steinmann e Jiri Sekac è
palesemente sul viale del tramonto. Il canadese con il disco sul bastone prende
quasi sempre la decisione sbagliata mentre il ceco si contraddistingue solamente
per la protezione del puck alle assi: troppo poco, in una squadra che ha
affrontato due sfide fondamentali con soli quattro stranieri. Nota di merito,
ancora una volta, per Ramon Tanner, che tra i due spicca per intelligenza di
gioco e velocità di pensiero. Sia il Gottéron che il Davos hanno inoltre messo la museruola alla linea di Sanford, la quale è rimasta orfana di Lorenzo Canonica poco dopo il quarto punto grigionese.
Nel complesso, per una squadra che attualmente (e
meritatamente) occupa la quarta piazza le sole 37 conclusioni verso la porta
avversaria in due partite importanti per testarne il valore sono troppo poco.
Urge andare alla ricerca di un attaccante straniero che porti una certa produzione
offensiva in vista dei play-off, nella speranza che nei vari campionati europei
ci sia un “caso Sgarbossa” pronto ad abbracciare la causa bianconera. Facile a
dirsi, difficile a farsi, ad una decina scarsa di partite dal post-season…
(Foto Ticishot-Simone Andriani)