Zach Sanford, nato a Salem nel Massachusetts il 9 novembre
1994, vanta una prestigiosa carriera in NHL condita da oltre 400 presenze e una
Stanley Cup sollevata con i St. Louis Blues. Janick Steinmann lo ha portato a
Lugano nell’estate scorsa e da allora abbiamo scoperto un giocatore completo nonché
leader sia sul ghiaccio che nello spogliatoio. Da subito si è inserito a
meraviglia nella piccola Lugano e ha capito immediatamente la filosofia di
Tomas Mitell.
“Qui è tutto più a misura d’uomo rispetto agli Stati
Uniti. Lugano è una cittadina molto bella, dove puoi vivere bene. Giocare ad hockey
qui è un privilegio per noi stranieri. Io e la mia famiglia ci siamo subito adattati
bene. Insomma, è stato un amore a prima vista. Inoltre, lo staff tecnico è
davvero professionale così come la tutta la società. All’inizio mi son
impegnato a capire la filosofia di Mitell e subito ho avvertito che qui si
vuole costruire qualcosa di importante cercando di vincere il più possibile
come stiamo facendo da inizio campionato. Abbiamo perso punti importanti a
settembre ma dovevamo conoscerci e capire il gioco che voleva lo staff. Dopodiché
abbiamo cominciato a fare punti giocando un buon hockey, partendo da una base
difensiva solida.”
Nelle ultime due partite avete affrontato il Friborgo e
il Davos primo e secondo con soli quattro stranieri: un handicap notevole. Secondo
il tuo parere sono davvero le squadre più forti del campionato?
“Stanno dimostrando di esserlo. Ma noi, seppur giocando
con due imports in meno, possiamo essere come loro. Abbiamo giocatori in grado
di sostituire chiunque, non voglio inventare nessuna scusa per aver perso ma da
queste due sconfitte dobbiamo trarre gli insegnamenti per migliorarci e far
ancora meglio. Possiamo farlo perché anche noi siamo di un livello eccellente e
quindi vogliamo giocarcela con tutti, Davos e Friborgo compresi. Sappiamo e
vogliamo fare meglio.”
Significa che il Lugano può ambire al Titolo?
“Non sta a me dirlo ma vogliamo lottare fino alla fine
per vincere. L’importante è dare tutto per squadra e giocare tutti uniti. In
questo modo si possono ottenere anche risultati insperati.”
Sanford sa come si vince avendo vinto il titolo più
prestigioso al mondo. Quindi la firma a Lugano è stata la conseguenza di un
progetto vincente?
“Non ho avuto dubbi quando Steinmann mi ha proposto il
rinnovo del contratto. Ho detto subito di sì perché, lo ribadisco, far parte di
questa società è un privilegio e vivere a Lugano pure. Ora sono concentrato su
questo campionato e vogliamo far sempre meglio. Stiamo aspettando anche Kupari
che ci sta dando una grande mano negli allenamenti, speriamo di vederlo presto
anche in partita. sarà importante per tutti noi.”
I tifosi sono molto caldi, ciò ti ha sorpreso?
“Sin dall’inizio, quando c’erano meno spettatori alle
partite, ho apprezzato questo calore. È fantastico giocare con un ambiente del
genere, soprattutto ora che la Cornèr Arena è quasi sempre piena. Il tutto ci
aiuta a crescere e dare sempre tutto per questa maglia. Anche in trasferta,
seppur in modo minore, i tifosi ci spronano portandoci molta energia positiva.”
Che idea ti sei fatto del nostro campionato? Ti aspettavi
di diventarne un top player?
“Quando sono arrivato mi son messo subito a disposizione
della squadra per dare il mio massimo apporto. Non penso ad essere un top player,
ma un giocatore che vuole dare il massimo sia nella fase difensiva che in
quella offensiva. Mi considero un giocatore “two ways” e tale voglio essere.
Sul campionato svizzero, devo dire che è molto equilibrato e tutti possono
vincere contro chiunque. Nessuna partita è facile e tutto va a vantaggio dello
spettacolo.”
Per chiudere, sei un buongustaio della cucina ticinese?
quale piatto preferisci?
“Mi piace tutto della vostra cucina ma la chinoise in
compagnia è davvero speciale…”
Mai banale Zach Sanford, che nella sua disamina chiude con
un elogio ai suoi due alfieri Canonica e Fazzini, dicendoci:
“Ci sono cose nella vita che non immagini mai. Avere al
mio fianco Fazz e Lollo è stato una questione di fortuna. O meglio una chimica
perfetta che ci identifica pur essendo tre giocatori completamente diversi…”
(Foto Ticishot-Simone Andriani)