CAMPIONATO ITALIANO
È mancato solo il gol
Pubblicato il 02.02.2026 06:37
di Silvano Pulga
Non c'è mai piaciuto leggere le partite attraverso i numeri, nonostante restino un buon modo per spiegare perché il calcio è uno sport che le statistiche non sono in grado di sintetizzare in modo corretto. Però, i numeri di questo Como-Atalanta vanno messi, anche se sarebbero più consoni a qualche incontro di boxe immortalato da Sylvester Stallone nella saga di Rocky. Intendiamoci: va detto che i nerazzurri hanno giocato dall'8' in inferiorità numerica per una sciagurata reazione di Honest Ahanor su Maximo Perrone. Tuttavia, le cifre fanno impressione: expected goal Como 5,24, 79% poseesso palla, 28 conclusioni totali (delle quali 9 nello specchio), 11 occasioni definite come grandi. 702 i passaggi riusciti (773 tentati) contro i 121 dei bergamaschi (194 complessivi). Il risultato finale? 0-0, con tanto di finale thrilling: rigore concesso dal VAR nel recupero, con Nico Paz che si fa ipnotizzare da Carnesecchi. Non abbiamo mai creduto nel soprannaturale; tuttavia, a questo giro, qualche dubbio ci è venuto. Palladino, in sala stampa, dava l'idea del sopravvissuto. Alla nostra domanda su qual era il piano gara 11 contro 11, ci ha risposto che non valeva la pena parlarne, visto com'erano andate le cose. Spinazzola, invece, ci ha rivelato che l'idea era di creare pressione sui giocatori avanzati del Como, per impedire loro d'impostare le azioni offensive; poi, logicamente, l'espulsione ha cambiato le cose. Il tecnico dell'Atalanta ha però sottolineato come una partita di così grande sofferenza sia arrivata in un momento importante della stagione, alla vigilia di momenti importanti per i suoi: dopo la sconfitta di Bruxelles in Champions, un salto di qualità mentale che potrebbe fare la differenza. Cesc Fàbregas,  a questo giro, ha parlato come sempre di momento di crescita. Non è possibile, ha sottolineato, parlare di problematiche di tipo tattico, fare analisi di ogni tipo di fronte a questi numeri. Certo, si potrebbe forse dire che, paradossalmente, l'inferiorità numeri degli atalantini possa essere stata un danno per i lariani. Tuttavia, a confutare questa tesi, c'è il fatto che le occasioni sono state create, grandi e nette, compreso il calcio di rigore nel recupero: ma sono state gettate alle ortiche. Cesc non ci sta: ed è comprensibile. Però, è oggettivo che sia mancata freddezza nei sedici metri: Douvikas, per dire, è stato messo tre volte solo davanti al portiere, e non è riuscito a insaccare. E questo fatto è stato rivelato dal tecnico catalano, al netto del terzo rigore sbagliato da Nico Paz. Certo, fa parte del percorso di crescita di un giocatore che, a buon diritto, è tra le rivelazioni di questa Serie A. Però, nei minuti di recupero di uno scontro diretto per l'Europa, forse bisognava chiedere di calciare a uno come Sergi Roberto, appena entrato in campo (ironia della sorte al posto dell'ex Losanna Da Cuhna, rigorista ufficiale): un giocatore il quale, come noto, il suo percorso di crescita lo ha già terminato da un pezzo. Come accadde tanti anni fa a Belgrado, in un celebre Stella Rossa-Milan di Coppa campioni quando, a un certo punto arriva un Frank Rijkaard che va da un Massimo Cappellini a prendere il pallone nelle sue mani dicendogli: tiro io, non ti preoccupare. Perché bisogna comprendere quando il giovane non è ancora cresciuto abbastanza per sopportare certe tensioni. Evidentemente, questo fa parte del percorso di crescita, invece, di Cesc.