Le società di calcio sono organi complessi, composti da
dirigenti, staff tecnici, allenatori e ovviamente giocatori. L’obiettivo è
quello di conseguire i migliori risultati, portare la squadra il più in alto
possibile.
Il problema surge quando gli interessi dei vari attori divergono, o perlomeno, non vanno sempre a braccetto.
Due esempi piuttosto evidenti di queste ore?
Il primo, molto discusso, relativo al Neuchâtel Xamax: il presidente dei neocastellani Collet ha deciso di presentarsi a Bellinzona con una squadra di ragazzini, per far riposare i titolari per la partita di Coppa Svizzera, poi persa ieri sera contro l’Yverdon. In barba alla regolarità del campionato e con la possibilità di guadagnare qualche soldino con la classifica U21.
Dieci giorni senza giocare, per prepararsi al meglio a un quarto di Coppa che mancava da 15 anni, con la pressione che saliva anche per le polemiche legate alla scelta del presidente, non è forse stata la scelta migliore.
E l’allenatore Braizat cosa ha potuto fare? Assolutamente nulla. Si è semplicemente limitato a dire che era una scelta del presidente, ben guardandosi dal contraddirla. Forse lui, da uomo di calcio, avrebbe agito in un altro modo. Sicuramente avrebbe fatto di tutto per evitare una situazione imbarazzante per club e giocatori. Ma alla fine, per chi ci crede, il karma ha fatto il resto, con un gol dell’Yverdon che sarebbe stato da annullare (il VAR non c’era) e una eliminazione che oggi a Neuchâtel brucia tantissimo.
A Basilea invece la cosa è forse ancora più grave. Si parla infatti di divergenze di opinione sul mercato dei renani. Le cessioni di Otele e Adjetey non sono piaciuto al direttore sportivo Stucki, che però è dovuto sottostare alla volontà del presidente Degen (nell'immagine). Nelle case renane sono entrati una decina di milioni, soldi di cui il Basilea, in questo momento, ha assoluto bisogno.
Degen si è affrettato a dire che il nuovo allenatore Lichsteiner, così come il direttore sportivo, sono sollevati da qualsiasi responsabilità nel caso di cattivi risultati. Se sarà vero, lo vedremo, ma è chiaro che queste divergenze, tra chi decide e chi subisce le decisioni, con il tempo rischiano di allargarsi e di diventare delle vere e proprie fratture.
Il problema surge quando gli interessi dei vari attori divergono, o perlomeno, non vanno sempre a braccetto.
Due esempi piuttosto evidenti di queste ore?
Il primo, molto discusso, relativo al Neuchâtel Xamax: il presidente dei neocastellani Collet ha deciso di presentarsi a Bellinzona con una squadra di ragazzini, per far riposare i titolari per la partita di Coppa Svizzera, poi persa ieri sera contro l’Yverdon. In barba alla regolarità del campionato e con la possibilità di guadagnare qualche soldino con la classifica U21.
Dieci giorni senza giocare, per prepararsi al meglio a un quarto di Coppa che mancava da 15 anni, con la pressione che saliva anche per le polemiche legate alla scelta del presidente, non è forse stata la scelta migliore.
E l’allenatore Braizat cosa ha potuto fare? Assolutamente nulla. Si è semplicemente limitato a dire che era una scelta del presidente, ben guardandosi dal contraddirla. Forse lui, da uomo di calcio, avrebbe agito in un altro modo. Sicuramente avrebbe fatto di tutto per evitare una situazione imbarazzante per club e giocatori. Ma alla fine, per chi ci crede, il karma ha fatto il resto, con un gol dell’Yverdon che sarebbe stato da annullare (il VAR non c’era) e una eliminazione che oggi a Neuchâtel brucia tantissimo.
A Basilea invece la cosa è forse ancora più grave. Si parla infatti di divergenze di opinione sul mercato dei renani. Le cessioni di Otele e Adjetey non sono piaciuto al direttore sportivo Stucki, che però è dovuto sottostare alla volontà del presidente Degen (nell'immagine). Nelle case renane sono entrati una decina di milioni, soldi di cui il Basilea, in questo momento, ha assoluto bisogno.
Degen si è affrettato a dire che il nuovo allenatore Lichsteiner, così come il direttore sportivo, sono sollevati da qualsiasi responsabilità nel caso di cattivi risultati. Se sarà vero, lo vedremo, ma è chiaro che queste divergenze, tra chi decide e chi subisce le decisioni, con il tempo rischiano di allargarsi e di diventare delle vere e proprie fratture.