È il pomeriggio prima della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici a San Siro. Mi suona il telefono. È Diego Scandella a chiamarmi, dal villaggio olimpico. Una voce piena di emozione, commossa, soprattutto devota a tutte le persone che gli hanno permesso di vivere questo sogno, queste emozioni. “Alex, ti prego, condividi con tutti il mio ringraziamento più profondo a chi mi ha permesso di essere qua! Non dimenticarti della nostra intervista!”
Caro Diego, assolutamente no, aspettavamo solo le Olimpiadi per proporla. Ed eccola qua. Fatta a Bellinzona dove lavora, allena, il 29 gennaio. Un’intervista che a titolo personale mi ha toccato profondamente nell’anima.
Diego, come stai?
“Sto abbastanza bene, si avvicinano le olimpiadi, un traguardo a cui veramente ci tengo! È un sogno e queste olimpiadi non sono le mie, sono dedicate alla mia famiglia, alle persone che … “.
Diego si ferma. Le sue gote iniziano ad essere solcate da lacrime vere, profonde.
“… persone che sono venute a mancare, tante persone a cui devo dire grazie”.
Sei così da quando ti conosco. Vero. Sensibile. Dove sei oggi nel percorso della tua vita, amico?
“Sono in un percorso dove devo quasi ricominciare da zero, ma sono fortunato ad avere una famiglia alle spalle che mi sta vicino. Tanti amici. La società. Che credono in me. La federazione italiana che mi dà la forza di andare avanti. I GDT Bellinzona sono una famiglia che mi ha dato l’opportunità di tornare in Ticino. È una società che lavora con tanti ragazzi, oltre 300, e poi c’è la Swiss League. Il mio ruolo alle Olimpiadi con l’Italia sarà quello in tribuna di guardare gli avversari e preparare soprattutto in 5 contro 5 come affrontarli. Lo staff è diretto da Jukka Jalonen (capo allenatore), Stefan Mair e Giorgio De Bettin come assistenti”.
Una sfida pazzesca in una olimpiade targata NHL.
“Noi faremo di tutto per giocare queste partite al nostro meglio. E non si sa mai. Questa è una bella sfida per i giocatori, per lo staff, sappiamo che le altre squadre sono piene di campioni, ma ce la metteremo tutta!”.
Tanti giocatori dal Ticino!
“Sono contento, i ragazzi che stanno giocando in Svizzera, Diego (Kostner), Tommy (De Luca), Giovanni (Morini), Marco (Zanetti) e Davide (Fadani) giocavano anche con noi in passato. Sono contento per questi ragazzi perché le olimpiadi sono un sogno per tante persone. Alla mia età nemmeno pensavo di vivere questo sogno. Che bello anche per loro”.
Un’ultima cosa Diego ci tengo a chiedertela. Vivi day by day la tua vita o nel tuo percorso riesci a programmare il futuro. Hai un progetto?
“Nella mia vita personale è day by day, perché tutto è cambiato tantissimo. Ma, a livello professionale, ho dei progetti. Sono fortunato. Faccio della mia passione il mio lavoro. Vorrei dare al mondo dell’hockey indietro qualcosa”.
L’intervista finisce qua. Diego si alza dallo sgabello. E si scusa per le sue lacrime. Spontaneamente lo abbraccio. E lo ringrazio. È stato un onore condividere la sua umanità e le sue emozioni. Non è lui che deve scusarsi. Sono io che devo ringraziarlo per l’onore di essere stato scelto come testimone. GRAZIE DIEGO. Buone Olimpiadi!
Caro Diego, assolutamente no, aspettavamo solo le Olimpiadi per proporla. Ed eccola qua. Fatta a Bellinzona dove lavora, allena, il 29 gennaio. Un’intervista che a titolo personale mi ha toccato profondamente nell’anima.
Diego, come stai?
“Sto abbastanza bene, si avvicinano le olimpiadi, un traguardo a cui veramente ci tengo! È un sogno e queste olimpiadi non sono le mie, sono dedicate alla mia famiglia, alle persone che … “.
Diego si ferma. Le sue gote iniziano ad essere solcate da lacrime vere, profonde.
“… persone che sono venute a mancare, tante persone a cui devo dire grazie”.
Sei così da quando ti conosco. Vero. Sensibile. Dove sei oggi nel percorso della tua vita, amico?
“Sono in un percorso dove devo quasi ricominciare da zero, ma sono fortunato ad avere una famiglia alle spalle che mi sta vicino. Tanti amici. La società. Che credono in me. La federazione italiana che mi dà la forza di andare avanti. I GDT Bellinzona sono una famiglia che mi ha dato l’opportunità di tornare in Ticino. È una società che lavora con tanti ragazzi, oltre 300, e poi c’è la Swiss League. Il mio ruolo alle Olimpiadi con l’Italia sarà quello in tribuna di guardare gli avversari e preparare soprattutto in 5 contro 5 come affrontarli. Lo staff è diretto da Jukka Jalonen (capo allenatore), Stefan Mair e Giorgio De Bettin come assistenti”.
Una sfida pazzesca in una olimpiade targata NHL.
“Noi faremo di tutto per giocare queste partite al nostro meglio. E non si sa mai. Questa è una bella sfida per i giocatori, per lo staff, sappiamo che le altre squadre sono piene di campioni, ma ce la metteremo tutta!”.
Tanti giocatori dal Ticino!
“Sono contento, i ragazzi che stanno giocando in Svizzera, Diego (Kostner), Tommy (De Luca), Giovanni (Morini), Marco (Zanetti) e Davide (Fadani) giocavano anche con noi in passato. Sono contento per questi ragazzi perché le olimpiadi sono un sogno per tante persone. Alla mia età nemmeno pensavo di vivere questo sogno. Che bello anche per loro”.
Un’ultima cosa Diego ci tengo a chiedertela. Vivi day by day la tua vita o nel tuo percorso riesci a programmare il futuro. Hai un progetto?
“Nella mia vita personale è day by day, perché tutto è cambiato tantissimo. Ma, a livello professionale, ho dei progetti. Sono fortunato. Faccio della mia passione il mio lavoro. Vorrei dare al mondo dell’hockey indietro qualcosa”.
L’intervista finisce qua. Diego si alza dallo sgabello. E si scusa per le sue lacrime. Spontaneamente lo abbraccio. E lo ringrazio. È stato un onore condividere la sua umanità e le sue emozioni. Non è lui che deve scusarsi. Sono io che devo ringraziarlo per l’onore di essere stato scelto come testimone. GRAZIE DIEGO. Buone Olimpiadi!