La Stelvio è una pista estremamente selettiva, e che ha poco da invidiare a percorsi monumento come Wengen e Kitzbühel: veloce ma tecnica, lunga abbastanza da far arrivare gli atleti stremati nel tratto finale, dove le ultime curve decidono la gara. E, diciamolo, un'Olimpiade non è una gara di Coppa del mondo: qua si corre normalmente, in stagione, tra Natale e Capodanno e, se va male, puoi ritentarci l'anno successivo. I Giochi sono ogni quattro anni e, se non vinci, ci devi ritentare, appunto, dopo un periodo lunghissimo, quando ormai potresti non avere più l'età per importi, oppure in un momento dove sono esplosi nuovi talenti.
Marco Odermatt, lo abbiamo già scritto tante volte, è un atleta di livello assoluto, talmente grande da superare i confini dello sci per entrare ai massimi livelli dello dello sport in generale. Lo aveva detto, alla vigilia: è la discesa la gara che conta. Quello specifico oro olimpico manca ancora alla sua ricchissima collezione, dove pure c'è una medaglia nel metallo più pregiato in slalom gigante a Pechino 2022. In questi giorni, sui profili social, il nidwaldese ha pubblicato tante foto sorridenti coi compagni di squadra, tra i quali quel Franjo von Allmen che più volte, in questa stagione, si è dovuto accontentare di un posto sul podio su un gradino più basso rispetto al più blasonato compagno di squadra.
Ecco, in queste ultima settimane il nostro portacolori ci è apparso sotto un aspetto più terreno. Prima le lacrime dopo il secondo posto a Kitz, battuto dal sorprendente italiano Giovanni Franzoni e oggi, sulla Stelvio, un quasi inatteso quarto posto, con il compagno di squadra bernese che si è preso una grandiosa rivincita dopo Wengen e, sui gradini più bassi del podio, ancora Giovanni Franzoni e poi Dominik Paris, uno che questa pista l'ha domata sei volte in carriera. Una gara sul filo dei 150 km orari nei tratti più veloci, uno spettacolo di grandissimo spessore dove, a decidere chi è dentro e chi è fuori, concorrono tantissimi particolari: neve, materiali, pettorale. Eppure, ci porteremo nel cuore per parecchio il viso triste, all'arrivo, del nostro campione, che ha mancato il successo più ambito per 70 centesimi di secondo, che diventano 20 se li rapportiamo al bronzo ottenuto dall'azzurro originario della Val d'Ultimo. Marco Odermatt, insomma, è umano, può perdere, e questo rende ancora più grandi le sue affermazioni: non è vero che non ha avversari all'altezza, per dire. A ottobre, il rossocrociato compirà 29 anni: siamo certi che, tra quattro anni, in Francia, potrà riprovarci. Anche se chissà cosa ci sarà, nello sci da discesa, nel 2030: Franjo von Allmen, sicuramente. E, per i nostri colori, è tantissima roba.
Marco Odermatt, lo abbiamo già scritto tante volte, è un atleta di livello assoluto, talmente grande da superare i confini dello sci per entrare ai massimi livelli dello dello sport in generale. Lo aveva detto, alla vigilia: è la discesa la gara che conta. Quello specifico oro olimpico manca ancora alla sua ricchissima collezione, dove pure c'è una medaglia nel metallo più pregiato in slalom gigante a Pechino 2022. In questi giorni, sui profili social, il nidwaldese ha pubblicato tante foto sorridenti coi compagni di squadra, tra i quali quel Franjo von Allmen che più volte, in questa stagione, si è dovuto accontentare di un posto sul podio su un gradino più basso rispetto al più blasonato compagno di squadra.
Ecco, in queste ultima settimane il nostro portacolori ci è apparso sotto un aspetto più terreno. Prima le lacrime dopo il secondo posto a Kitz, battuto dal sorprendente italiano Giovanni Franzoni e oggi, sulla Stelvio, un quasi inatteso quarto posto, con il compagno di squadra bernese che si è preso una grandiosa rivincita dopo Wengen e, sui gradini più bassi del podio, ancora Giovanni Franzoni e poi Dominik Paris, uno che questa pista l'ha domata sei volte in carriera. Una gara sul filo dei 150 km orari nei tratti più veloci, uno spettacolo di grandissimo spessore dove, a decidere chi è dentro e chi è fuori, concorrono tantissimi particolari: neve, materiali, pettorale. Eppure, ci porteremo nel cuore per parecchio il viso triste, all'arrivo, del nostro campione, che ha mancato il successo più ambito per 70 centesimi di secondo, che diventano 20 se li rapportiamo al bronzo ottenuto dall'azzurro originario della Val d'Ultimo. Marco Odermatt, insomma, è umano, può perdere, e questo rende ancora più grandi le sue affermazioni: non è vero che non ha avversari all'altezza, per dire. A ottobre, il rossocrociato compirà 29 anni: siamo certi che, tra quattro anni, in Francia, potrà riprovarci. Anche se chissà cosa ci sarà, nello sci da discesa, nel 2030: Franjo von Allmen, sicuramente. E, per i nostri colori, è tantissima roba.
(Foto SP)