Il VAR come scelta di vita: uno strumento importante, per certi versi necessario. Le grandi ingiustizie sono state cancellate, gli errori più evidenti (quasi) bannati.
Tutti contenti? Assolutamente no. Purtroppo, con il tempo, le cose sembrano peggiorare. Fatta la legge, trovato l’inganno.
Tutti contenti? Assolutamente no. Purtroppo, con il tempo, le cose sembrano peggiorare. Fatta la legge, trovato l’inganno.
Lo ha confessato ieri il tecnico del Genoa De Rossi (arrabbiato per il rigore concesso al Napoli), che ha ammesso candidamente “che tutti ormai abbiamo capito come funziona il VAR e cerchiamo di fare i furbi”.
Esatto, proprio così: una volta tocca a me e una volta a te. Una specie di lotteria, che rende però la partita quasi un orpello, rispetto agli episodi che poi invece decidono la partita. Un piede sfiorato o una palla toccata involontariamente con il braccio, e i 90 minuti (e passa) della partita vengono cancellati.
Gli arbitri non sanno più che pesci pigliare: se fischiano troppo vengono ripresi perché “bisogna lasciar correre, tanto ci penserà il VAR”, se invece fischiano poco “bisogna intervenire perché altrimenti a cosa serve l’arbitro?”. La loro non è una posizione facile, sono spesso in balìa degli eventi. È diventato un lavoro difficile, quasi impossibile. Senza contare "l'umiliazione" di quando devono cambiare idea davanti al monitor, come ripresi dalla maestrina. No, non è questo che doveva essere il VAR.
Ieri a Winterthur, abbiamo visto, ad esempio, una partita spigolosa, molto spezzettata, con l’arbitro Luca Piccolo che ha cercato di bloccare sul nascere ogni accenno di gioco duro, anche con qualche ammonizione forse un po’ fiscale, anche se poi ineccepibile nelle grandi decisioni e soprattutto sempre vicino alla palla.
Il risultato? 42 falli fischiati, una specie di record. Con tanti saluti allo spettacolo, già deprimente per lo stato del terreno da gioco, al limite della regolarità per una partita di Super League.
Il risultato? 42 falli fischiati, una specie di record. Con tanti saluti allo spettacolo, già deprimente per lo stato del terreno da gioco, al limite della regolarità per una partita di Super League.
Se a questi 42 falli ci aggiungiamo gli interventi VAR (gol annullato al Winterthur e rigore per il Lugano), le proteste per il cartellino rosso di Bislimi e per i 9 gialli estratti (ormai ogni fischio viene contestato!), e tutte le sostituzioni effettuate, quanti minuti si sono effettivamente giocati ieri? Sicuramente pochissimi. Lo si è notato anche senza l’ausilio delle statistiche. E in effetti, la partita è stata di livello basso, decisamente poco piacevole.
Qualcosa in effetti non funziona: ora però bisogna trovare una soluzione. Allenatori, giocatori, arbitri e VAR dovrebbero unirsi per cercare di far sì che il calcio resti uno spettacolo, altrimenti, soprattutto a certi livelli, ci sarà una inevitabile disaffezione. E anche chi fa i regolamenti, potrebbe dare una bella mano, magari con l'introduzione del tempo effettivo o con una regolamentazione specifica della tecnologia. Non è facile, lo sappiamo, ma qualcosa bisognerà pur fare.