Il problema non è il Thun che vince il campionato,
no, il problema è che lo stravince.
Se non è normale che lo vinca, e siamo tutti d’accordo, è addirittura fantascientifico che lo faccia con vantaggi abissali.
Il Lugano secondo a 11 punti, il San Gallo terzo (con una partita da recuperate) con il Basilea a 13 lunghezze, per non parlare di un inguardabile YB, a ben 19 punti. Ma cosa sta succedendo a questo campionato? Possibile questo netto divario?
La classifica ovviamente dice di sì, e anche il campo, con le prestazioni altalenanti di Lugano, San Gallo e Basilea, fa ormai pensare che la squadra di Lustrinelli possa arrivare fino in fondo.
Per meriti propri, certi, ma anche per demeriti degli avversari. Anche se i numeri parlano di un exploit (quasi) senza precedenti.
Certo, l'YB nella stagione 2018/19, dopo 23 partite aveva addiruttura 62 punti, mentre lo Zurigo, quando vinse il titolo nel 2022, ne aveva 53, ma
stiamo parlando di squadre con un pedigree diverso e non certo di una neopromossa!
Ieri il Thun è passato anche a Ginevra, contro un Servette che continua ad avere (da anni) problemi con i portieri e senza ormai veri traguardi da raggiungere. Anche aiutato da un paio di situazioni fortunate e da una decisione dubbia: ma questo capita quando sei in testa alla classifica e surfi su un’onda positiva.
Quello di Lustrinelli è un calcio dinamico, fatto di verticalizzazioni, con palloni spesso lunghi a cercare le punte: bandito lo stucchevole andirivieni difensivo con la palla, la famosa “uscita da dietro” per cercare di colpire l’avversario al momento giusto. No, il tecnico del Thun fa leva su un modo di giocare più muscolare, con giocatori bravi a lanciarsi negli spazi e ad attaccare le seconde palle. Il tutto, ovviamente, sostenuto dai risultati che alimentano entusiasmo e credibilità nel progetto. Un modo di giocare che forse ha sorpreso la più compassata Super League.
Il Thun non rischia quasi mai: forse conscio dei propri limiti, ha capito che in Svizzera bisogna giocare un calcio “basico”, quasi elementare nella forma, ma maledettamente redditizio nella sostanza. Lo ha capito soprattutto Lustrinelli, uomo intelligente con una laurea in economia. E così vince, facendo leva sull’esaltazione del gruppo e su quell'intensità che le altre squadre sembrano non avere.
E adesso? Delle 23 partite giocate ne ha perse cinque, ha fatto solo un pareggio e vanta la miglior difesa e il miglior attacco. Difficile, a questo punto, che possa crollare, soprattutto perché non si vede, dietro, chi possa davvero insidiarlo.
Ed è questa, la cosa triste che fa da contraltare al capolavoro del Thun. Che merita comunque rispetto e applausi.
Se non è normale che lo vinca, e siamo tutti d’accordo, è addirittura fantascientifico che lo faccia con vantaggi abissali.
Il Lugano secondo a 11 punti, il San Gallo terzo (con una partita da recuperate) con il Basilea a 13 lunghezze, per non parlare di un inguardabile YB, a ben 19 punti. Ma cosa sta succedendo a questo campionato? Possibile questo netto divario?
La classifica ovviamente dice di sì, e anche il campo, con le prestazioni altalenanti di Lugano, San Gallo e Basilea, fa ormai pensare che la squadra di Lustrinelli possa arrivare fino in fondo.
Per meriti propri, certi, ma anche per demeriti degli avversari. Anche se i numeri parlano di un exploit (quasi) senza precedenti.
Certo, l'YB nella stagione 2018/19, dopo 23 partite aveva addiruttura 62 punti, mentre lo Zurigo, quando vinse il titolo nel 2022, ne aveva 53, ma
stiamo parlando di squadre con un pedigree diverso e non certo di una neopromossa!
Ieri il Thun è passato anche a Ginevra, contro un Servette che continua ad avere (da anni) problemi con i portieri e senza ormai veri traguardi da raggiungere. Anche aiutato da un paio di situazioni fortunate e da una decisione dubbia: ma questo capita quando sei in testa alla classifica e surfi su un’onda positiva.
Quello di Lustrinelli è un calcio dinamico, fatto di verticalizzazioni, con palloni spesso lunghi a cercare le punte: bandito lo stucchevole andirivieni difensivo con la palla, la famosa “uscita da dietro” per cercare di colpire l’avversario al momento giusto. No, il tecnico del Thun fa leva su un modo di giocare più muscolare, con giocatori bravi a lanciarsi negli spazi e ad attaccare le seconde palle. Il tutto, ovviamente, sostenuto dai risultati che alimentano entusiasmo e credibilità nel progetto. Un modo di giocare che forse ha sorpreso la più compassata Super League.
Il Thun non rischia quasi mai: forse conscio dei propri limiti, ha capito che in Svizzera bisogna giocare un calcio “basico”, quasi elementare nella forma, ma maledettamente redditizio nella sostanza. Lo ha capito soprattutto Lustrinelli, uomo intelligente con una laurea in economia. E così vince, facendo leva sull’esaltazione del gruppo e su quell'intensità che le altre squadre sembrano non avere.
E adesso? Delle 23 partite giocate ne ha perse cinque, ha fatto solo un pareggio e vanta la miglior difesa e il miglior attacco. Difficile, a questo punto, che possa crollare, soprattutto perché non si vede, dietro, chi possa davvero insidiarlo.
Ed è questa, la cosa triste che fa da contraltare al capolavoro del Thun. Che merita comunque rispetto e applausi.
(Foto Georgy Stojanov)