Filippo Lombardi lascia l’Ambrì e sui social, per una volta,
sono quasi solo applausi.
I ringraziamenti si sprecano: passata l’arrabbiatura per il famoso 8 ottobre, che segnò l’addio (non il licenziamento, sia chiaro!) di Duca e Cereda, il tifoso dell’Ambrì ha fatto mente locale e ha capito cosa il suo presidente, per 17 lunghi anni, ha fatto per questo club.
In un’intervista a Watson, Lombardi aggiunge di averci pure messo una quindicina di milioni di tasca propria! Come dirà qualcuno, cinico e povero, nessuno lo ha obbligato. Vero, ma intanto lo ha fatto.
Detto questo, tocca a Davide Mottis, uno che ha il biancoblù nel cuore e che lo ha sempre dimostrato, già dai tempi dell’indimenticato presidente Grassi.
Mottis ha maturato esperienze a Biasca, con i Rockets, cimentandosi con una realtà giovane e complicata, e mantenendo sempre quel legame solido e amorevole con l’Ambrì.
Non ha mai nascosto che il suo sogno, un giorno, sarebbe stato quello di fare il presidente del suo club del cuore. Ce l’ha fatta, a dimostrazione che ogni tanto i sogni possono diventare realtà. E quando succede, si è tutti contenti.
Ora bisogna lasciarlo lavorare serenamente, assieme alla sua nuova compagine dirigenziale, con la pazienza che questo club ha nel DNA, sapendo che proverà a fare il bene dell’Ambrì, coscio del fardello pesante che comporta questo ruolo. E con quella professionalità, intrisa di leggerezza e ironia, che hanno i grandi personaggi, che danno sempre tutto tra un sorriso e una battura, sapendo che si può essere signori e credibili anche sdrammatizzando (a volte) gli episodi della vita.
È stata anche la settimana di Luca Cereda, che ha ritrovato una panchina, quella della nazionale Under 20. Contenti per lui, che potrà fare così una nuova esperienza, molto diversa da quella su una panchina di National League, Non allenatore, ma selezionatore. Due lavori diversi, due mondi lontani.
Sarebbe stato bello rivederlo su una panchina di National League, perché dopo un decennio ad Ambrì, la curiosità sarebbe stata tanta. Cereda ha scelto così, forse una soluzione più comoda, meno stressante, o forse soltanto un trampolino di lancio per la nazionale maggiore. Chissà. Il tempo ce lo dirà.
Ora manca soltanto Paolo Duca: siamo in attesa di novità.
I ringraziamenti si sprecano: passata l’arrabbiatura per il famoso 8 ottobre, che segnò l’addio (non il licenziamento, sia chiaro!) di Duca e Cereda, il tifoso dell’Ambrì ha fatto mente locale e ha capito cosa il suo presidente, per 17 lunghi anni, ha fatto per questo club.
In un’intervista a Watson, Lombardi aggiunge di averci pure messo una quindicina di milioni di tasca propria! Come dirà qualcuno, cinico e povero, nessuno lo ha obbligato. Vero, ma intanto lo ha fatto.
Detto questo, tocca a Davide Mottis, uno che ha il biancoblù nel cuore e che lo ha sempre dimostrato, già dai tempi dell’indimenticato presidente Grassi.
Mottis ha maturato esperienze a Biasca, con i Rockets, cimentandosi con una realtà giovane e complicata, e mantenendo sempre quel legame solido e amorevole con l’Ambrì.
Non ha mai nascosto che il suo sogno, un giorno, sarebbe stato quello di fare il presidente del suo club del cuore. Ce l’ha fatta, a dimostrazione che ogni tanto i sogni possono diventare realtà. E quando succede, si è tutti contenti.
Ora bisogna lasciarlo lavorare serenamente, assieme alla sua nuova compagine dirigenziale, con la pazienza che questo club ha nel DNA, sapendo che proverà a fare il bene dell’Ambrì, coscio del fardello pesante che comporta questo ruolo. E con quella professionalità, intrisa di leggerezza e ironia, che hanno i grandi personaggi, che danno sempre tutto tra un sorriso e una battura, sapendo che si può essere signori e credibili anche sdrammatizzando (a volte) gli episodi della vita.
È stata anche la settimana di Luca Cereda, che ha ritrovato una panchina, quella della nazionale Under 20. Contenti per lui, che potrà fare così una nuova esperienza, molto diversa da quella su una panchina di National League, Non allenatore, ma selezionatore. Due lavori diversi, due mondi lontani.
Sarebbe stato bello rivederlo su una panchina di National League, perché dopo un decennio ad Ambrì, la curiosità sarebbe stata tanta. Cereda ha scelto così, forse una soluzione più comoda, meno stressante, o forse soltanto un trampolino di lancio per la nazionale maggiore. Chissà. Il tempo ce lo dirà.
Ora manca soltanto Paolo Duca: siamo in attesa di novità.
FOTO SS