GIOCHI OLIMPICI
L'esempio di Lindsey
Pubblicato il 10.02.2026 09:04
di Silvano Pulga
Quella di Lindsey Vonn sembrava la fiaba olimpica dalla fine già scritta: la campionessa avanti con l'età magari, ma ancora tra le più forti, che rientra in gruppo, dimostra di essere ancora estremamente competitiva, e vince una medaglia nella disciplina regina dei Giochi olimpici invernali. Al netto della nazionalità di ciascuno di noi, del tifo, crediamo che tutti, vedendola partire, abbiano avuto un fremito: chi ama lo sport stava con lei, non lì per caso, non per audience, ma come punto d'arrivo di un lavoro lungo e durissimo. In poche parole, il valore più grande che lo sport trasmette a tutti quanti: l'allenamento, l'impegno, la passione consentono di raggiungere i traguardi più grandi. Non a caso ne avevamo parlato con nostra figlia: perché quanto fatto dalla Vonn è il messaggio migliore che una disciplina sportiva può trasmettere, soprattutto a un giovane.
Com'è finita, lo sappiamo. Sulla chat di famiglia, la madre di nostra figlia, per anni medico dello staff di pronto soccorso sulla Saslong, in Alto Adige, ci scrive subito di essere pessimista, anche se la sciatrice statunitense ha evitato la trappola delle reti: le urla di dolore, la posizione di quiete e l'impossibilità di alzarsi non sono un buon segnale. Il resto fa parte della cronaca. Il dibattito si accende: la Vonn è scesa con un crociato rotto. Ha avuto senso rischiare così tanto? I soccorritori ci raccontano di come sostenesse, dell'elicottero, le compagne ancora in gara, in particolare Breezy Johnson, risultata poi vincitrice. Va detto che, nelle stesse condizioni, la fuoriclasse americana avesse disputato le prove, con ottimi risultati.
Ci ha poi pensato lei, in un post sui social, a chiarire la vicenda. Il suo braccio destro si è impigliato al gate, generando una torsione che l'ha fatta decollare. In questa disciplina, scrive la Vonn dal letto d'ospedale, i centimetri decidono del risultato, che viaggia sul filo dei centesimi, o possono essere causa di una caduta rovinosa. Niente cedimento del ginocchio, quindi. Ma è la vita, ci scrive. Niente destino, niente cattiva sorte: è uno sport pericoloso, forse oggi più dell'automobilismo, uno dei nostri grandi amori. La vera vittoria, aggiunge, è potersela giocare con le migliori. 
Poi la campionessa racconta: del proprio sogno, del lavoro che c'era dietro. Ed è il messaggio più bello che potevamo leggere: la vittoria è stata potersela giocare con le migliori.
"E come nelle gare di sci, prendiamo dei rischi nella vita. Sogniamo, amiamo, saltiamo. E a volte cadiamo. A volte i nostri cuori si spezzano. A volte non raggiungiamo i sogni che sappiamo che avremmo potuto ottenere. Ma questo è anche il bello della vita; ci possiamo provare. Ho provato. Ho sognato. Ho saltato. Spero che se trarrete qualcosa dal mio viaggio questo sia che avete tutto il coraggio per provarci alla grande. La vita è troppo breve per non tentare. Perché l’unico fallimento nella vita è non provarci". 
Non è stato un caso che, sul telefono di mia figlia, questo messaggio sia arrivato due volte. Da suo padre, giornalista, e da sua madre, medico sportivo. Perché Lindsey Vonn ci ha regalato uno scritto che è l'essenza dello sport. E uno dei motivi per i quali lo amiamo. 
(Immagine RSI)