La barba più famosa del nostro hockey dirà basta a fine stagione. Eliot Antonietti, capitano dell’Olten, tornerà nella sua Ginevra e se tutto andrà liscio e supererà gli esami d’ammissione diventerà un poliziotto. In fondo, già sul ghiaccio occupava questa funzione, specialmente quando giocava nelle Aquile. Quando c’erano da proteggere le star della squadra di McSorley, il 33enne era sempre in prima fila, pronto a difendere i compagni dall’alto dei suoi quasi 2 metri. Antonietti però non è mai stato in fondo uno che usava le maniere forti. Certo, era duro, con un fisico imponente, ma non andava praticamente mai oltre i limiti della legalità. Come dovrebbe appunto fare un poliziotto.
Antonietti è inoltre sempre stata una persona aperta e sensibile, ha parlato apertamente con i media in passato dei suoi problemi di mobbing riscontrati a Ginevra e dei rapporti non certo idilliaci con McSorley. Confessioni importanti per uno sportivo di alto livello, in merito ad attimi che lo hanno portato a lottare contro la depressione.
Nove stagioni nelle fila dei ginevrini, poi una toccata e fuga in quel di Rappi e una stagione pure a Lugano. In diversi si ricorderanno di lui appunto per il suo marchio di fabbrica, quella mitica barba che lo ha sempre reso inconfondibile. In riva al Ceresio, nel campionato 2020-21, disputò il suo ultimo anno nella massima lega, prima di passare all’Olten, diventando un punto di riferimento e un leader per i “powermäuse”.
Lascia con due Coppe Spengler conquistate, oltre 300 partite in NL e quasi altrettante in SL. Prima di appendere i pattini al chiodo c’è un’ultima missione, portare l’Olten il più lontano possibile. Poi, oltre alla nuova sfida professionale, avrà ancora più tempo per dedicarsi alla sua Harley Davidson.
Antonietti è inoltre sempre stata una persona aperta e sensibile, ha parlato apertamente con i media in passato dei suoi problemi di mobbing riscontrati a Ginevra e dei rapporti non certo idilliaci con McSorley. Confessioni importanti per uno sportivo di alto livello, in merito ad attimi che lo hanno portato a lottare contro la depressione.
Nove stagioni nelle fila dei ginevrini, poi una toccata e fuga in quel di Rappi e una stagione pure a Lugano. In diversi si ricorderanno di lui appunto per il suo marchio di fabbrica, quella mitica barba che lo ha sempre reso inconfondibile. In riva al Ceresio, nel campionato 2020-21, disputò il suo ultimo anno nella massima lega, prima di passare all’Olten, diventando un punto di riferimento e un leader per i “powermäuse”.
Lascia con due Coppe Spengler conquistate, oltre 300 partite in NL e quasi altrettante in SL. Prima di appendere i pattini al chiodo c’è un’ultima missione, portare l’Olten il più lontano possibile. Poi, oltre alla nuova sfida professionale, avrà ancora più tempo per dedicarsi alla sua Harley Davidson.
(Foto Andrea Branca)