Diego Piceci è la nuova vittima della “neverending story”
del Berna. La società della Capitale da ormai diversi anni modifica la sua
struttura sportiva al punto che assomiglia a quelle stazioni giganti dei treni,
piene di binari di scambi per permettere appunto di imboccare i vari tragitti.
Quello che dalla sua Rapperswil ha portato il 38enne in riva all’Aare è durato
ben poco. Lui che fu nominato a sorpresa direttore sportivo (agli ordini di
Martin Plüss) tra lo stupore generale a causa del suo pedigree hockeistico non
propriamente altolocato: un’esperienza da diesse del Wetzikon e una da agente
di giocatori prevalentemente di seconda fascia. “Beh, è il classico treno
che forse passa una sola volta nella vita. Quando ricevi un’opportunità del
genere da un club così prestigioso e attraente come il Berna, non puoi dire di
no. Con il mio pedigree e il mio vissuto non si riceve spesso una chance così.
È stato dunque veramente facile accettare l’offerta del Berna”. Con questa
umiltà Diego parlò della sua scelta alla fine dello scorso luglio con il
portale Heshootshescoores. Piceci era conscio del rischio, lo ha
accettato, abbandonando i suoi progetti in corso, in particolar modo la sua
agenzia. Ha sbagliato? No, ha comunque fatto bene. Certo, la sua avventura è
stata breve, però almeno ci ha provato. Meglio dunque dispiacersi per aver
tentato senza successo, che rimanere con il dubbio e l’eterno rimpianto di non
essere salito su quel convoglio così invitante. E poi parliamoci chiaro, in
fondo non ha nemmeno avuto il tempo necessario per mostrare il suo know-how e
il suo valore. Il lavoro di un direttore sportivo non è certo giudicabile in
pochi mesi. Piceci è semplicemente il comodo agnello sacrificale.
(Foto SCB)