La decisione del Neuchâtel Xamax di schierare una formazione interamente composta da Under-19 contro l’AC Bellinzona in Challenge League non ha posto, sul piano strettamente giuridico, un problema di legalità. La Swiss Football League ha correttamente osservato che, allo stato attuale dei regolamenti, la scelta rientra nella libertà gestionale e tecnica del club.
Il punto centrale non è dunque sanzionare un illecito, bensì interrogarsi sulla tenuta complessiva del sistema. Quando una strategia è formalmente consentita ma produce effetti potenzialmente distorsivi sull’equilibrio del campionato, il problema non è il comportamento del singolo club, ma l’assetto degli incentivi regolamentari.
Se si guarda ai principali campionati europei, emerge un tratto comune. Nessuno vieta il turnover e nessuno impone di schierare sempre la formazione “migliore” in senso assoluto. Tuttavia, tutti hanno introdotto strumenti – normativi o strutturali – per evitare che la libertà tecnica si trasformi in un sacrificio deliberato della competitività di una partita di campionato.
In Germania, il sistema fondato sulla Spielordnung della DFB e sui regolamenti di licenza della DFL, applicabili alla Bundesliga e alla 2. Bundesliga, si basa su un principio generale di lealtà competitiva. I club devono presentare una formazione coerente con la propria rosa e con le circostanze concrete – infortuni, calendario, impegni paralleli – senza che ciò si traduca in una rinuncia sistematica alla competitività. L’intervento disciplinare è ipotizzabile solo in presenza di un abuso reiterato. È un modello flessibile, fondato sulla proporzionalità.
In Italia, e in particolare in Serie B, il tema non è affrontato attraverso un divieto di turnover, ma tramite la struttura degli incentivi economici legati all’impiego dei giovani. La Lega e la FIGC prevedono premi per l’utilizzo di calciatori Under, ma tali meccanismi sono pensati per favorire un’integrazione stabile dei giovani nella rosa professionistica lungo l’arco della stagione, non per incentivare un impiego episodico e concentrato in una singola partita. In concreto, i giovani devono essere tesserati come parte del gruppo prima squadra e il sistema premiale è parametrato su minutaggi complessivi e criteri stagionali. Questo rende poco conveniente “sacrificare” una singola gara di campionato con una formazione estremamente giovane al solo scopo di ottenere un beneficio regolamentare, perché il vantaggio economico matura in una logica strutturale e non occasionale.
In Francia, il Règlement des compétitions della LFP attribuisce alla Lega il potere di intervenire qualora una formazione comprometta la regolarità della competizione. In Ligue 2 questo potere è formalizzato, anche se esercitato con prudenza. La semplice esistenza di un controllo potenziale funge da deterrente rispetto a scelte eccessivamente sbilanciate.
La Spagna ha scelto una via più strutturale. Il Reglamento General della RFEF e le Normas de Competición applicate in LaLiga prevedono una separazione rigorosa tra prima squadra, squadra B e settore giovanile. I limiti relativi a età, licenze e utilizzo dei calciatori tesserati con la squadra riserve rendono strutturalmente impraticabile la presentazione di una formazione integralmente composta da juniores in una partita di campionato. Qui il rischio viene neutralizzato a monte, attraverso l’architettura del sistema.
In Inghilterra il tema è stato affrontato soprattutto nell’ambito delle competizioni organizzate dalla English Football League. Le EFL Regulations, applicabili all’EFL Championship e alle coppe di lega, prevedono disposizioni volte a garantire che le squadre schierino un nucleo di calciatori stabilmente inseriti nella prima squadra. La definizione di “first-team player” non si basa sull’età, ma sullo status contrattuale e sull’effettivo inserimento nella rosa principale. In passato, dopo casi di rotazioni particolarmente estreme in competizioni ufficiali, la lega ha richiamato o sanzionato club ritenuti in contrasto con lo spirito delle regole. Il sistema inglese non vieta dunque il turnover, ma mantiene un margine di intervento qualora la composizione della formazione appaia elusiva rispetto alla struttura professionistica della rosa.
Il confronto comparato mostra dunque una convergenza: non si limita rigidamente l’autonomia tecnica dei club, ma si presidia l’integrità della competizione intervenendo sugli incentivi o sulla struttura regolamentare.
Per la Swiss Football League la questione non è tanto se intervenire, quanto come farlo in modo proporzionato. Una possibile soluzione potrebbe articolarsi su due piani.
Da un lato, introdurre espressamente nel regolamento un principio di dovere di competitività, inteso come obbligo di schierare una formazione coerente con la propria rosa e con le circostanze sportive, con intervento disciplinare limitato ai casi di abuso manifesto e reiterato.
Dall’altro lato, rivedere il sistema dei premi o dei punti legati alla formazione dei giovani, rendendoli indipendenti dalla gestione di una singola partita. In concreto, ciò potrebbe significare calcolare tali incentivi su base stagionale, richiedendo un impiego strutturale e distribuito nel tempo degli Under, e non concentrato in un singolo incontro. In questo modo l’incentivo alla formazione rimarrebbe intatto, ma non diverrebbe conveniente utilizzare una partita di campionato come strumento strategico per massimizzare un vantaggio regolamentare, anche a costo di sacrificare la competitività del match.
Il caso Xamax–Bellinzona non è uno scandalo, ma un banco di prova. Le esperienze dei Paesi vicini dimostrano che è possibile tutelare la credibilità del campionato senza comprimere eccessivamente l’autonomia tecnica dei club. La scelta che attende la Swiss Football League è di natura regolamentare e politica: decidere se il campionato debba essere solo un calendario di partite o un sistema protetto nella sua equità competitiva complessiva.”
Il punto centrale non è dunque sanzionare un illecito, bensì interrogarsi sulla tenuta complessiva del sistema. Quando una strategia è formalmente consentita ma produce effetti potenzialmente distorsivi sull’equilibrio del campionato, il problema non è il comportamento del singolo club, ma l’assetto degli incentivi regolamentari.
Se si guarda ai principali campionati europei, emerge un tratto comune. Nessuno vieta il turnover e nessuno impone di schierare sempre la formazione “migliore” in senso assoluto. Tuttavia, tutti hanno introdotto strumenti – normativi o strutturali – per evitare che la libertà tecnica si trasformi in un sacrificio deliberato della competitività di una partita di campionato.
In Germania, il sistema fondato sulla Spielordnung della DFB e sui regolamenti di licenza della DFL, applicabili alla Bundesliga e alla 2. Bundesliga, si basa su un principio generale di lealtà competitiva. I club devono presentare una formazione coerente con la propria rosa e con le circostanze concrete – infortuni, calendario, impegni paralleli – senza che ciò si traduca in una rinuncia sistematica alla competitività. L’intervento disciplinare è ipotizzabile solo in presenza di un abuso reiterato. È un modello flessibile, fondato sulla proporzionalità.
In Italia, e in particolare in Serie B, il tema non è affrontato attraverso un divieto di turnover, ma tramite la struttura degli incentivi economici legati all’impiego dei giovani. La Lega e la FIGC prevedono premi per l’utilizzo di calciatori Under, ma tali meccanismi sono pensati per favorire un’integrazione stabile dei giovani nella rosa professionistica lungo l’arco della stagione, non per incentivare un impiego episodico e concentrato in una singola partita. In concreto, i giovani devono essere tesserati come parte del gruppo prima squadra e il sistema premiale è parametrato su minutaggi complessivi e criteri stagionali. Questo rende poco conveniente “sacrificare” una singola gara di campionato con una formazione estremamente giovane al solo scopo di ottenere un beneficio regolamentare, perché il vantaggio economico matura in una logica strutturale e non occasionale.
In Francia, il Règlement des compétitions della LFP attribuisce alla Lega il potere di intervenire qualora una formazione comprometta la regolarità della competizione. In Ligue 2 questo potere è formalizzato, anche se esercitato con prudenza. La semplice esistenza di un controllo potenziale funge da deterrente rispetto a scelte eccessivamente sbilanciate.
La Spagna ha scelto una via più strutturale. Il Reglamento General della RFEF e le Normas de Competición applicate in LaLiga prevedono una separazione rigorosa tra prima squadra, squadra B e settore giovanile. I limiti relativi a età, licenze e utilizzo dei calciatori tesserati con la squadra riserve rendono strutturalmente impraticabile la presentazione di una formazione integralmente composta da juniores in una partita di campionato. Qui il rischio viene neutralizzato a monte, attraverso l’architettura del sistema.
In Inghilterra il tema è stato affrontato soprattutto nell’ambito delle competizioni organizzate dalla English Football League. Le EFL Regulations, applicabili all’EFL Championship e alle coppe di lega, prevedono disposizioni volte a garantire che le squadre schierino un nucleo di calciatori stabilmente inseriti nella prima squadra. La definizione di “first-team player” non si basa sull’età, ma sullo status contrattuale e sull’effettivo inserimento nella rosa principale. In passato, dopo casi di rotazioni particolarmente estreme in competizioni ufficiali, la lega ha richiamato o sanzionato club ritenuti in contrasto con lo spirito delle regole. Il sistema inglese non vieta dunque il turnover, ma mantiene un margine di intervento qualora la composizione della formazione appaia elusiva rispetto alla struttura professionistica della rosa.
Il confronto comparato mostra dunque una convergenza: non si limita rigidamente l’autonomia tecnica dei club, ma si presidia l’integrità della competizione intervenendo sugli incentivi o sulla struttura regolamentare.
Per la Swiss Football League la questione non è tanto se intervenire, quanto come farlo in modo proporzionato. Una possibile soluzione potrebbe articolarsi su due piani.
Da un lato, introdurre espressamente nel regolamento un principio di dovere di competitività, inteso come obbligo di schierare una formazione coerente con la propria rosa e con le circostanze sportive, con intervento disciplinare limitato ai casi di abuso manifesto e reiterato.
Dall’altro lato, rivedere il sistema dei premi o dei punti legati alla formazione dei giovani, rendendoli indipendenti dalla gestione di una singola partita. In concreto, ciò potrebbe significare calcolare tali incentivi su base stagionale, richiedendo un impiego strutturale e distribuito nel tempo degli Under, e non concentrato in un singolo incontro. In questo modo l’incentivo alla formazione rimarrebbe intatto, ma non diverrebbe conveniente utilizzare una partita di campionato come strumento strategico per massimizzare un vantaggio regolamentare, anche a costo di sacrificare la competitività del match.
Il caso Xamax–Bellinzona non è uno scandalo, ma un banco di prova. Le esperienze dei Paesi vicini dimostrano che è possibile tutelare la credibilità del campionato senza comprimere eccessivamente l’autonomia tecnica dei club. La scelta che attende la Swiss Football League è di natura regolamentare e politica: decidere se il campionato debba essere solo un calendario di partite o un sistema protetto nella sua equità competitiva complessiva.”
Avv. Roy Bay Master in Sports Law