Questa giornata del campionato di Serie A, la
venticinquesima, la ricorderemo come quella della fine di una certa narrazione
per alcuni personaggi di questa stagione del massimo campionato d'oltreconfine.
La prima riguarda il Como: da questa settimana, infatti, i lariani sono entrati
in una nuova dimensione. La vittoria ai rigori a Napoli, nei quarti di Coppa
Italia, non ha solo regalato loro un traguardo che mancava da decenni, ma li ha
messi nella necessità di confrontarsi con una realtà inedita: lo stress
derivante da partite importanti da dentro/fuori a metà settimana, e il peso
fisico e psicologico di avvicinarsi a grandi traguardi. Per le grandi è la
normalità: ma per questa compagine, come ha sottolineato Cesc Fàbregas a fine
gara commentando la sconfitta casalinga contro la Fiorentina, non lo è.
Quella azzurra è una squadra giovane, formata da talenti che
hanno tutto per arrivare, tra pochi anni, a giocarsi sfide importanti.
Tuttavia, ha sottolineato l'ex fuoriclasse della nazionale spagnola, sono
ragazzi che devono ancora essere formati sotto l'aspetto caratteriale. Al netto
del risultato negativo ottenuto contro i viola che, sinora, i comaschi avevano
sempre duramente maltrattato, la prestazione non è stata all'altezza rispetto
ad altre del passato recente. Ci può stare, dopo la sfida di mercoledì in Coppa
Italia col Napoli, peraltro giocata con un'attenzione e una tutto sommato
inedita capacità di soffrire da parte lariana. Tuttavia, fatalmente, questi
sforzi chiedono il conto. A dimostrazione, come ha comunque sempre detto Cesc,
che i suoi stanno facendo un percorso di crescita. Il tempo della spensieratezza,
alle pendici del Baradello, è però finito. Ora inizia il difficile; e, come
detto da Fàbregas in tempi non sospetti, questo sarà il salto più impegnativo
da fare. Mercoledì sera saremo a San Siro, e vedremo come reagiranno gli
azzurri al cospetto della seconda della classe.
La seconda narrazione che si è sciolta come neve al sole è
stata quella di Christian Chivu, finora osannato per le sue dichiarazioni post
gara, sempre equilibrate e rivolte a mettere sempre davanti l'aspetto sportivo
rispetto alle polemiche: facile, quando va tutto bene. Ieri, dopo quanto
successo in campo, con Bastoni che prima ha simulato un fallo inesistente e poi
esultato in faccia all'avversario, espulso per doppia ammonizione, anziché
ammettere l'accaduto, come ci si sarebbe aspettato visti i precedenti, ha
pronunciato alcune dichiarazioni assolutorie francamente fuori luogo. A noi
Chivu ricorda un po', come figura, Giovanni Invernizzi, l'allenatore di una
squadra che vinse col pilota automatico lo scudetto 1970/71, quando Sandro
Mazzola (lo confessò decenni più tardi) entrò, nell'intervallo di un rovente
Inter-Napoli, nello spogliatoio dell'arbitro, e non per fargli i complimenti.
L'Inter quest'anno vincerà il campionato in forza di una superiorità oggettiva;
in fondo, bastava annunciare una sanzione economica al giocatore. Da oggi,
invece, tutti saranno autorizzati a guardare la Beneamata e il suo condottiero
con occhi diversi. Peccato.