CALCIO ITALIANO
Il calcio di Allegri
Pubblicato il 16.02.2026 08:36
di Silvano Pulga
Premessa: crediamo che Massimiliano Allegri, mettendosi davanti alla televisione sabato sera, avesse sperato, e con lui, larga parte del popolo rossonero, che Inter e Juventus si rubassero punti a vicenda. Probabilmente, il tecnico rossonero, se avesse potuto scegliere, avrebbe optato, come seconda scelta, per una sconfitta dei bianconeri, visto che i piemontesi sono in lotta col suo Milan per un post Champions. Al netto di chi fa il nostro mestiere, soprattutto oltre confine, e che deve ogni giorno confrontarsi con lo schermo bianco per cercare motivi d'interesse per un campionato il cui esito sembra ormai deciso, il Nostro, molto più pragmaticamente, non ha mai parlato di scudetto, preferendo al limite a rimandare ogni discorso di classifica al mese di marzo.
Nel frattempo, si gode il secondo posto in classifica (anche se a 8 punti dalla capolista) e legge, probabilmente con un ghigno sarcastico, le polemiche sul presunto anticalcio dei rossoneri. Il football, va ricordato, è gioco antico, dove nessuno ha ormai più nulla da inventare, ed è caratterizzato dal low-scoring. Abbiamo condiviso, tempo fa, le dichiarazioni del collega Nicolò Casolini sulla RSI, quando affermò di non amare troppo le partite con troppi gol, preferendo al contrario sfide più equilibrate sotto l'aspetto tattico. 
Dopodiché, ognuno cerca ciò che vuole da una partita di calcio: per quanto ci riguarda, una squadra con una difesa in grado di occupare gli spazi, con terzini abili a leggere le situazioni che creano gli attaccanti avversari, anticipandoli e vanificando la minaccia, magari recuperando palla e costruendo dal basso le premesse per un'azione offensiva efficace, è molto più gradevole da vedere di una sfida dove una compagine gonfia la rete avversaria con frequenza, grazie agli orrori della retroguardia a loro contrapposta.
Intendiamoci: amiamo molto anche il basket, lo abbiamo praticato da ragazzi e, in più di un'occasione, abbiamo assistito a partite dal vivo. Ma lì i presupposti sono diversi, e mai un incontro di pallacanestro si chiuderà sullo zero a zero. Nel calcio il gol è un evento raro, e scopo degli undici in campo è non solo segnarne, ma impedire che gli avversari riescano in quell'intento. Niente gioco effettivo (è un male? Il dibattito è aperto da tempo). Considerando quanto sopra, gli episodi incidono tantissimo, in un senso o nell'altro. 
In merito alla fase difensiva, diciamolo: quasi sempre chi ha la difesa più forte vince il campionato, mentre non vale lo stesso per chi mette a segno più reti. A noi piace ricordare, come esempio, la Serie A 1949/50, che nostro padre amava raccontarci: il Milan segnò 118 gol, la Juventus campione "solo" 100. Il rossoneri ne incassarono 45, i bianconeri 43. I lombardi, quell'anno, persero lo scontro diretto in casa 0-1; si rifecero al ritorno con un clamoroso 1-7; tuttavia, in stagione, subirono poi sconfitte rocambolesche (6-5 nel derby d'andata, ma non solo). Decisiva, probabilmente, la partita persa di misura a Genova sponda rossoblù per 1-0 (nell'andata ce n'era stata una a Roma, col medesimo punteggio, in una sfida dominata): ecco quei due gol di differenza coi bianconeri tra quelli incassati. Tra un primo e un secondo posto.
Nel calcio, insomma, conta la concretezza: ma segnare una rete in più non è come prenderne una in meno. Tant'è vero che le difese insuperabili vincono spessissimo i campionati, a differenza degli attacchi alla dinamite. Poi, veder giocare bene, in velocità, piace a tutti, si capisce. Ma quando non puoi, per oggettivo basso livello tecnico e atletico della rosa, devi supplire in altro modo. E se lo chiamano anticalcio, pazienza.