Una delle cose che abbiamo apprezzato, nella nostra visita
alla Casa Olimpica svizzera a Milano, allestita negli spazi del Consolato
elvetico in via Palestro/piazza Cavour, è senz'altro la qualità dei serramenti,
in grado di tenere fuori i rumori provocati dalla frenesia della metropoli,
impegnata a produrre (o "fatturare", come da neologismo lanciato da
più di un comico meneghino), come avviene in tutti i giorni feriali dell'anno.
Entri, e ti accoglie il ricco buffet del bar dello Swiss corner (a prezzi da
centro città, e quindi vicini a quelli ticinesi, un modo per farti sentire più
a casa), accompagnato dai sorrisi del personale. Poca gente presente,
nonostante manchino pochi minuti alla prima manche dello slalom di Bormio: del
resto, la tregua olimpica non vale per gli affari, e i tanti connazionali
residenti in città, a quest'ora, sono sul posto di lavoro.
Sobrietà come parola d'ordine, persino nel plastico
ferroviario costruito nel locale, per pubblicizzare il mezzo di trasporto più
usato nella Confederazione: niente a che vedere, quindi, con quello esposto al
Verkehrshaus di Lucerna, che ammiriamo ancora oggi come quand'eravamo bambini.
Tuttavia, i visitatori possono azionare i treni, seppure sotto sorveglianza: e
tornare all'infanzia è davvero un attimo. Fuori, nel cortile, dove è stato
allestito il giardino alpino, è presente anche il maxischermo per seguire la
gara, col commento della RSI. Tuttavia, visto che siamo a febbraio, e che non
ci sono molte persone presenti, decisamente meglio farlo all'interno, seduti ai
tavolini del bar ristorante, davanti a un altro schermo gigante. Prima manche
complicata, viste le condizioni atmosferiche, con una copiosa nevicata in atto
che ha ridotto la visibilità di chi non è partito tra i primissimi, e su un
percorso disegnato ieri, con condizioni atmosferiche differenti e che, nel
corso della gara, ha fatto strage di tanti protagonisti partiti nei primi
quindici.
Dentro, a tifare per Loïc Meillard, nostro atleta di punta
nella disciplina, un'allegra famiglia in vacanza, con tanto di bandiere
rossocrociate. Ottima la prestazione del neocastellano, che chiude al secondo
posto parziale, in una gara che ha visto uscire a sorpresa il brasiliano
Pinheiro Braathen, medaglia d'oro in gigante, l'austriaco Feller e l'azzurro
Vinatzer. Un risultato che ha permesso al neocastellano di potersi giocare una
medaglia nel pomeriggio, con una visibilità migliore e una diversa tracciatura.
E il nostro portacolori non ha tradito le attese, regalandoci la medaglia
d'oro, in un'emozionante seconda manche, col tempo totale di 1.53.61: non lo
saprà mai, ma forse anche il nostro gesto scaramantico di sostenerlo da Casa Svizzera
gli ha portato fortuna, dopo l'argento e il bronzo ottenuti, rispettivamente
nella combinata a squadre e nel gigante.
(Foto SP)