La saggezza dei nostri vecchi ci è stata tramandata tramite i
proverbi; e uno dei più conosciuti recita che "La botte
dà il vino che ha". La botte di Allegri, a oggi,
contiene una squadra con tanti giocatori fase fuori condizione
(Pulisic e Leão su tutti), il che va ad incidere in modo
pesante sulle capacità realizzative. Aggiungiamoci l'assenza di
Rabiot, un giocatore che non puoi regalare a nessuno, ed ecco
spiegati i limiti dei milanesi ieri sera. Nessun allenatore parlerà
mai di tabelle, beninteso. Tuttavia, che Max Allegri si aspettasse,
questa sera, di ottenere la posta piena, non è certo un mistero. E
lo scatto del tecnico livornese in campo, intervenuto per supportare
Saelemaekers che discuteva animatamente con la panchina ospite, a cui
è seguita l'espulsione e il successivo battibecco con Cesc Fàbregas
nei corridoi di San Siro, davanti alla porta della sala stampa ("Devi
tenere le mani a posto, sei un bambino, hai appena iniziato ad
allenare"), è un chiaro indice di nervosismo. Certo: anche
con una vittoria, i rossoneri sarebbero comunque rimasti lontanissimi
dalla vetta. Però, vista l'inattesa sconfitta dell'Inter in
Norvegia, con tutto il carico psicologico che questo comporta, poteva
essere un modo per mettere la capolista sotto pressione. Così non è
stato; ma il pareggio finale, tutto sommato, è lo specchio fedele di
quanto si è visto in campo. Sul Como, avevamo detto che aspettavamo
i lariani a San Siro per vederne la reazione dopo la sconfitta a
sorpresa con la Fiorentina, sabato al Sinigaglia. E dobbiamo dire che
gli azzurri hanno giocato una partita magari meno spettacolare di
altre occasioni, ma molto più attenta e concreta, con Nico
Paz finto nueve e un centrocampo a
cinque che doveva contenere gli avversari, togliendo loro gli spazi
per ripartire. Meno possesso palla, occupazione degli spazi, una
condizione fisica migliore che consentiva agli azzurri di arrivare
quasi sempre primi sulle seconde palle. Aggiungiamoci un regalo di
Mike Maignan, ed ecco il primo tempo chiuso in vantaggio, con buone
prospettive per la ripresa. Tuttavia, anche la retroguardia di
Fàbregas ha voluto essere generosa nella ripresa, lasciando Leão
libero di affondare, con Jean Butez del tutto fuori posizione,
nonostante fosse coperto da due difensori, in occasione di un lancio
con il contagiri di Jashari (bella prova quella del nostro
portacolori, va detto, mentre Athekame è calato un po' rispetto alle
ultime gare). Comunque, si è avuto la sensazione che il Como abbia
preso esempio dall'intelligenza artificiale dei computer, e che stia
imparando: si era già vista a Napoli in Coppa Italia una squadra
meno scriteriata e più attenta anche a contenere l'avversario, oltre
che a cercare di fargli male. Il che non vuole dire snaturarsi, sia
chiaro: però, la sensazione è che la versione dei lariani apparsa a
San Siro contro l'Inter qualche tempo fa non la vedremo più,
perlomeno in occasione delle partite con le compagini di livello
superiore. In definitiva, Il Milan prende atto di avere 8 lunghezze
di vantaggio sulla quinta in classifica, la Juventus, che dovrà tra
l'altro venire a giocare lo scontro diretto a San Siro. Ai rossoneri
manca la forza, pur dovendosi misurare con avversarie mediocri, di
centrare quel filotto di vittorie consecutive necessario per
coltivare ambizioni maggiori del piazzamento Champions. Servirà
alzare l'asticella, on futuro, a livello di qualità, per ambire a
traguardi più prestigiosi, il tutto al netto del fatto che l'impegno
europeo, se ci sarà, porterà via energie fisiche e mentali a una
squadra che, già oggi, mostra la corda. Insomma, per Max Allegri e
tutto il suo staff, a partire dalla dirigenza, ci sarà da lavorare.
CALCIO ITALIANO
Il Como rallenta il Milan