CALCIO ITALIANO
Il Como rallenta il Milan
Pubblicato il 19.02.2026 07:57
di Silvano Pulga
La saggezza dei nostri vecchi ci è stata tramandata tramite i proverbi; e uno dei più conosciuti recita che "La botte dà il vino che ha". La botte di Allegri, a oggi, contiene una squadra con tanti giocatori fase fuori condizione (Pulisic e Leão su tutti), il che va ad incidere in modo pesante sulle capacità realizzative. Aggiungiamoci l'assenza di Rabiot, un giocatore che non puoi regalare a nessuno, ed ecco spiegati i limiti dei milanesi ieri sera. Nessun allenatore parlerà mai di tabelle, beninteso. Tuttavia, che Max Allegri si aspettasse, questa sera, di ottenere la posta piena, non è certo un mistero. E lo scatto del tecnico livornese in campo, intervenuto per supportare Saelemaekers che discuteva animatamente con la panchina ospite, a cui è seguita l'espulsione e il successivo battibecco con Cesc Fàbregas nei corridoi di San Siro, davanti alla porta della sala stampa ("Devi tenere le mani a posto, sei un bambino, hai appena iniziato ad allenare"), è un chiaro indice di nervosismo. Certo: anche con una vittoria, i rossoneri sarebbero comunque rimasti lontanissimi dalla vetta. Però, vista l'inattesa sconfitta dell'Inter in Norvegia, con tutto il carico psicologico che questo comporta, poteva essere un modo per mettere la capolista sotto pressione. Così non è stato; ma il pareggio finale, tutto sommato, è lo specchio fedele di quanto si è visto in campo. Sul Como, avevamo detto che aspettavamo i lariani a San Siro per vederne la reazione dopo la sconfitta a sorpresa con la Fiorentina, sabato al Sinigaglia. E dobbiamo dire che gli azzurri hanno giocato una partita magari meno spettacolare di altre occasioni, ma molto più attenta e concreta, con Nico Paz finto nueve e un centrocampo a cinque che doveva contenere gli avversari, togliendo loro gli spazi per ripartire. Meno possesso palla, occupazione degli spazi, una condizione fisica migliore che consentiva agli azzurri di arrivare quasi sempre primi sulle seconde palle. Aggiungiamoci un regalo di Mike Maignan, ed ecco il primo tempo chiuso in vantaggio, con buone prospettive per la ripresa. Tuttavia, anche la retroguardia di Fàbregas ha voluto essere generosa nella ripresa, lasciando Leão libero di affondare, con Jean Butez del tutto fuori posizione, nonostante fosse coperto da due difensori, in occasione di un lancio con il contagiri di Jashari (bella prova quella del nostro portacolori, va detto, mentre Athekame è calato un po' rispetto alle ultime gare). Comunque, si è avuto la sensazione che il Como abbia preso esempio dall'intelligenza artificiale dei computer, e che stia imparando: si era già vista a Napoli in Coppa Italia una squadra meno scriteriata e più attenta anche a contenere l'avversario, oltre che a cercare di fargli male. Il che non vuole dire snaturarsi, sia chiaro: però, la sensazione è che la versione dei lariani apparsa a San Siro contro l'Inter qualche tempo fa non la vedremo più, perlomeno in occasione delle partite con le compagini di livello superiore. In definitiva, Il Milan prende atto di avere 8 lunghezze di vantaggio sulla quinta in classifica, la Juventus, che dovrà tra l'altro venire a giocare lo scontro diretto a San Siro. Ai rossoneri manca la forza, pur dovendosi misurare con avversarie mediocri, di centrare quel filotto di vittorie consecutive necessario per coltivare ambizioni maggiori del piazzamento Champions. Servirà alzare l'asticella, on futuro, a livello di qualità, per ambire a traguardi più prestigiosi, il tutto al netto del fatto che l'impegno europeo, se ci sarà, porterà via energie fisiche e mentali a una squadra che, già oggi, mostra la corda. Insomma, per Max Allegri e tutto il suo staff, a partire dalla dirigenza, ci sarà da lavorare.