Ormai tutti tifano Bodo:
o quasi. La foto è presa da un noto programma televisivo inglese, con gli opinionisti (grandi ex giocatori) che ieri sera hanno deciso di indossare la maglia della squadra norvegese. È comprensibile: quella del Bodo è una di quelle storie che non possono non affascinare.
Certo, i tifosi dell'Inter saranno meno d'accordo, scornati ieri sera per la sconfitta in terra norvegese. Tra una settimana a San Siro, davanti a 70 mila, sarà tutta un’altra storia. C’è da scommetterci.
Intanto, i norvegesi hanno scritto un’altra pagina importante della loro storia.
In passato avevano battuto la Lazio, ne avevano rifilati sei (!) alla Roma e recentemente avevano sconfitto il Manchester City e l’Atletico Madrid. E già che ci siamo, ricordiamo che a fine 2023, il Bodo ne rifilò cinque anche al Lugano di Croci-Torti.
Sembrava una débâcle di cui vergognarsi e invece la storia ci ha poi insegnato che la dura legge del Bodo colpisce tutti. Anche i grandi club. E adesso, quella sconfitta, assume altre dimensioni.
Il clima rigido, il campo ghiacciato e sintetico e una forza fisica impressionante, mettono in difficoltà qualsiasi avversario, non abituato ad affrontare simili condizioni.
Ma c’è anche del calcio nelle vittorie dei norvegesi: sì, c’è della qualità in questa squadra.
Ieri sera, dopo la vittoria sull’Inter, il tecnico Knutsen, ha addirittura ammesso di “non aver giocato benissimo”. Anzi, dirà di aver avuto un po’ di fortuna. Non ha tutti i torti: se i tiri di Lautaro e Darmian, invece che sul palo, fossero finiti in porta, forse staremmo parlando di un’altra cosa.
Ma perché il Bodo vince? Perché ammalia col suo calcio? Nel suo manuale c’è un utilizzo letale del contropiede intervallato da un pressing feroce, così come una capacità di giocare con pochissimi tocchi: basta rivedere i gol fatti all’Inter per rendersene conto.
Un dato è curioso: secondo Transfermarkt, l’intera rosa norvegese vale 57 milioni di euro: quasi 30 in meno del solo Lautaro Martinez: merito, sembrerebbe, anche del modo con cui si scelgono i giocatori. Algoritmi sì, ma non solo.
Giocatori come Hauge (ex Milan), Hogh o Berg, tutti tra i 25 e i 28 anni, hanno trovato in casa propria l’habitat giusto per emergere. Chissà se qualcuno, in futuro, punterà ancora su di loro.
San Siro, tra pochi giorni, ci dirà se la bella favola continuerà.
Certo, i tifosi dell'Inter saranno meno d'accordo, scornati ieri sera per la sconfitta in terra norvegese. Tra una settimana a San Siro, davanti a 70 mila, sarà tutta un’altra storia. C’è da scommetterci.
Intanto, i norvegesi hanno scritto un’altra pagina importante della loro storia.
In passato avevano battuto la Lazio, ne avevano rifilati sei (!) alla Roma e recentemente avevano sconfitto il Manchester City e l’Atletico Madrid. E già che ci siamo, ricordiamo che a fine 2023, il Bodo ne rifilò cinque anche al Lugano di Croci-Torti.
Sembrava una débâcle di cui vergognarsi e invece la storia ci ha poi insegnato che la dura legge del Bodo colpisce tutti. Anche i grandi club. E adesso, quella sconfitta, assume altre dimensioni.
Il clima rigido, il campo ghiacciato e sintetico e una forza fisica impressionante, mettono in difficoltà qualsiasi avversario, non abituato ad affrontare simili condizioni.
Ma c’è anche del calcio nelle vittorie dei norvegesi: sì, c’è della qualità in questa squadra.
Ieri sera, dopo la vittoria sull’Inter, il tecnico Knutsen, ha addirittura ammesso di “non aver giocato benissimo”. Anzi, dirà di aver avuto un po’ di fortuna. Non ha tutti i torti: se i tiri di Lautaro e Darmian, invece che sul palo, fossero finiti in porta, forse staremmo parlando di un’altra cosa.
Ma perché il Bodo vince? Perché ammalia col suo calcio? Nel suo manuale c’è un utilizzo letale del contropiede intervallato da un pressing feroce, così come una capacità di giocare con pochissimi tocchi: basta rivedere i gol fatti all’Inter per rendersene conto.
Un dato è curioso: secondo Transfermarkt, l’intera rosa norvegese vale 57 milioni di euro: quasi 30 in meno del solo Lautaro Martinez: merito, sembrerebbe, anche del modo con cui si scelgono i giocatori. Algoritmi sì, ma non solo.
Giocatori come Hauge (ex Milan), Hogh o Berg, tutti tra i 25 e i 28 anni, hanno trovato in casa propria l’habitat giusto per emergere. Chissà se qualcuno, in futuro, punterà ancora su di loro.
San Siro, tra pochi giorni, ci dirà se la bella favola continuerà.