“Fa
davvero molto male”, “È stata una questione di
millimetri”, queste le parole tra lo scoramento e la delusione
espresse da Schwarz-van Berkel, l'ultimo suo tiro non è riuscito,
servivano due punti, che non sono arrivati. Finisce con la Gran
Bretagna che batte la Svizzera (per 8 a 5). Rossocrociati che erano arrivati alla semifinale in gran spolvero, e che
coltivavano un grande sogno, e mettevano in pista legittime
ambizioni. Maledetta ultima pietra. È il curling. La disciplina che,
negli ultimi anni, ha conquistato un numero sempre maggiore di
appassionati. Tattica, precisione, discussioni. Il punto lo si
conquista mettendo il sasso nella casa. Esiste un simbolo più
evocativo e sentimentale rappresentato dalla casa? Curling e
Olimpiadi ormai costituiscono un binomio che rapisce e concupisce.
Scivola, gira o fila diritta la pietra sul ghiaccio. Ci si difende o
si attacca. La squadra ha un capitano (lo skip), si parla, ci si
confronta. Si tira e si spazza sulla pista per meglio indirizzare la
pietra. I telecronisti sono competenti, sono capaci di leggere il
gioco, decriptano la tattica. E lo spettatore occasionale olimpico
assiste, cercando di capire le regole. Ma poco importa, la curiosità
cresce, l'attenzione è ineluttabile e anche il tifo. E peccato per
la Svizzera. L'oro era l'orizzonte, che pareva raggiungibile. È sfumato per una maledetta
ultima pietra.
OLIMPIADE
Maledetta ultima pietra