In
quel di Paradiso (nella sala multiuso del Comune) Francesco e
Bianchi e Silvio Papa hanno organizzato una conferenza
(ieri sera) dal titolo emblematico: “Gli occhi dell'arbitro”.
Folto pubblico ad assistere e tra gli altri erano presenti Luca
Piccolo e l'internazionale italiano Andrea Colombo.
Ufficialmente e ufficiosamente il pensiero espresso non ammette
repliche: Sì al Var, senza se e senza ma. La tesi: ha eliminato
chiari errori almeno al 90%. La tecnologia è di recente
introduzione, va migliorata, ma il giudizio sul suo ruolo è positivo.
Posto che indietro non si può, comunque, ritornare. La conferenza ha
visto protagonista Matteo Trefoloni (ex fischietto di Serie A
e B, tra il 2000 e il 2010), attualmente istruttore Fifa e
osservatore Uefa. È un
toscano, ha un eloquio fluente, incline alla chiarezza e a pungenti
osservazioni. Attraverso situazioni al video concrete ha spiegato e
mostrato come si dirige una partita. È evidente: quella dell'arbitro
è una dura professione. Gioco sempre più veloce, situazioni
complesse da valutare, pressione molto alta. Il direttore di gara è
un profondo conoscitore del regolamento, mentre i calciatori sanno
giocare, questa è la grande questione da dirimere e conciliare.
Quali sono le caratteristiche fondamentali che connotano un buon
arbitro? Competenza, efficacia nello gestire l'evento, tempestività,
sicurezza, temperamento e un grandissimo senso della posizione.
Servono concentrazione, acume nel leggere quello che accade in campo.
È necessaria la capacità di guardare. La preparazione è
fondamentale. E quando si comincia, quando lui stesso fischia
l'inizio, è: “Il momento del
non ritorno”. Perché: “Non si può aggiungere
altro”. Cari tifosi è ovvio e facile individuare il perfetto
capro espiatorio, ma molto spesso il parossismo obnubila, e
servirebbe un minimo di comprensione.
(foto A. L.)