GIOCHI OLIMPICI
Un oro che parte da lontano
Pubblicato il 24.02.2026 09:31
di Alessandro Tamburini
Questa è la fotografia assolutamente riservata (e non da fare) dello spogliatoio di Team USA a Vancouver alle olimpiadi del 2010. Eppure ci è stata concessa, anche perché con me c’era Peter Jaks, un nome che “apriva le porte”. Ho visto le finali tra Canada e USA a Salt Lake e Vancouver, constatando quanto gli States si fossero avvicinati ai canadesi. Paradossalmente nel 2010 (partita decisa da Crosby all’overtime) gli USA avrebbero meritato la vittoria ancor più di domenica. Hanno lavorato bene negli anni, dagli USA Hockey’s Player Development Camps, passando per la crescita esponenziale della NCAA, il campionato universitario. Non solo le leghe minori canadesi come percorso (WHL, OHL, QMJHL) ma uno sviluppo su più fronti per essere i migliori.
Oro mondiale l’anno scorso (ahinoi contro la Svizzera) dopo l’ultimo nel 1960. Quindi quello olimpico dal mitico miracolo di Lake Placid nel 1980.
Tutto frutto di un sistema nuovo, diverso, che sta dando i suoi frutti anche a medaglie. D’oro. Poi è una partita secca, MacKinnon si mangia un goal già fatto e Connor Hellebuyck in porta fa la partita della vita. Ne basta una. Non è un best of seven. Come non lo era dopo il goal di Crosby all’overtime.
Ma sì, 16 anni dopo, quello spogliatoio è diventato una sala di festa, scatenata dal game winning goal di Jack Hughes. Nato in Florida (ma cresciuto a Toronto), aveva solo 9 anni a Vancouver. Ora ha l’oro al collo: l’oro di un progetto vincente.
Questa sera riprende la National League, dunque bentornato al nostro campionato svizzero!!
(Foto AT)