Champions
Inter, c'è poco da esultare
Pubblicato il 25.02.2026 07:12
di Silvano Pulga
Chissà se tra i tanti presenti ieri sera a San Siro ci sarà stato qualcuno che era allo stadio anche il 26 settembre 1995, quando fu il Lugano a eliminare clamorosamente l'Inter da una competizione europea. Certo, si dirà che il paragone è improponibile, che il calcio norvegese di oggi è a un livello molto superiore a quello svizzero di trent'anni fa, e via discorrendo. Non è la prima volta che una squadra norvegese sbanca San Siro, oltretutto: nell'edizione 1996/97 della Champions (ma si era ancora ai gironi di qualificazione) fu il Rosenborg, la squadra più rappresentativa e titolata del Paese scandinavo, a battere (curiosamente per 1-2, proprio come stavolta) il Milan (in campo con una maglia improbabile come quella di domenica scorsa contro il Parma...), in una delle stagioni più interlocutorie dell'era Berlusconi, che vedeva il tramonto di quella che era stata la squadra che, pochi anni prima, sempre sotto la guida di Arrigo Sacchi, quella sera in panchina, aveva incantato l'Europa. Altri tempi, altro calcio. Ma medesima delusione per i tifosi. La sensazione, ieri sera, è stata che la compagine nerazzurra non sia scesa in campo con il giusto spirito. Tanto possesso palla nella prima frazione; tuttavia, è mancata l'intensità per superare i norvegesi, ordinati nel chiudere gli spazi, e bravi a ripartire nella ripresa. Bellissimo, per dire, il secondo gol di Evjen, con un bel destro al volo infilato nell'angolo opposto, finalizzando una ripartenza velenosissima. Però, l'Inter di questi tempi, saldamente in testa alla classifica di Serie A, doveva aver ragione di una compagine che è ferma da mesi, con tutto ciò che comporta rispetto alla mancanza del ritmo partita e della carica mentale che solo l'essere impegnato in partite vere con cadenza settimanale ti può dare, anche se si è subito voluto rimarcare il fatto che i norvegesi fossero "più riposati" per giustificare la sconfitta. Il punto, a nostro parere, è un altro: la stagione scorsa ha lasciato il segno. Essere arrivati vicino a vincere tutto e non aver portato a casa nulla è stato uno shock, anche se si è cercato subito di correre ai ripari con una narrazione ad hoc. Molti elementi della rosa sanno di essere all'ultimo acuto in maglia nerazzurra, e vogliono chiudere con un giro sul bus scoperto, a maggio. Ci sta, ovviamente: però, quest'anno non è quello passato. Lo scudetto è vinto, e già da diverse settimane: se anche i milanesi perdessero 4 gare di seguito (ipotesi di fantasia, ma per rendere l'idea), dietro nessuno riuscirebbe, nello stesso periodo, a mettere insieme 12 punti, impensierendo il primato dei nerazzurri. Ecco, se Chivu ha una colpa, è quella di non essere riuscito a trasmettere questo messaggio alla squadra, dopo l'ultima giornata di campionato. Al di là, infatti, della delusione, nelle interviste del fine gara traspariva il fatto di come fosse il campionato l'obiettivo principale. Verissimo: però due turni in più in Europa avrebbero garantito soldi importanti in vista di un mercato che dovrà privilegiare, questa volta, i titolari, e non solo le seconde linee come lo scorso anno. In definitiva, la delusione deve essere forte. Anche se sarà la narrazione assolutista a prevalere.