HC LUGANO
1 marzo 1986: il sogno divenne realtà!
Pubblicato il 01.03.2026 11:34
di Doriano Baserga
È la data per eccellenza della storia del HC Lugano. Il primo trionfo di Geo Mantegazza, da lui sognato tre anni prima all’aeroporto di Lugano-Agno e confidato al suo grande amico, il direttore dell’aerodromo, Giuseppe Crivelli. Io, giovane cronista dell’Eco dello Sport e di Radio Campione International ebbi l’onore di essere lì nella saletta degli arrivi e sentire quella frase. Era il 1983, “gli anni d’oro” cantati dagli 883 e dal grande Max Pezzali. Con un jet privato proveniente dalla Svezia, Geo Mantegazza portò colui che poi ebbe la bravura di costruire quel Lugano nei tre anni successivi per portarlo al titolo il primo marzo del 1986. Esattamente 40 fa ci fu il primo sigillo dell’imprenditore luganese nella serata magica di Davos.
Quel sabato non era un giorno qualsiasi, poiché nell’aria vi era qualcosa di speciale. Il popolo bianconero sentiva l’impresa, quella che, come il primo amore della vita, non si scorda mai. Una carovana di pullman (più di una ventina…) e auto attraversarono il San Bernardino verso la cattedrale dell’hockey svizzero. Il grande Davos, l’emblema dell’hockey svizzero al cospetto dell’emergente Lugano di un tecnico che ha saputo in tre anni conquistarsi la fama di “Mago”. La pista grigionese, per tre quarti vestita di bianconerogiallo, esplose a poco meno di un minuto dalla fine alla settima rete di Jörg Eberle a porta vuota. Da quel momento ricordo un solo boato incredibile: il grido “Campioni! Campioni!”.
Ma facciamo un passo indietro, quando a 50 secondi dalla fine Kenta Johansson va a segnare il 5-6 con la sua quarta rete personale. Da quel momento il grande Davos dei vari Nethery, Wilson, Marco Müller, Bucher e dei fratelli Soguel, tecnicamente e fisicamente più forti, aveva dovuto arrendersi al Mago Slettvoll. Un Lugano che aveva, oltre alle star Waltin, Rogger, Eberle (che Mantegazza strappò proprio al Davos nell’estate precedente), Johansson, Conte e Kaufmann, anche gregari infaticabili come Triulzi, Graf o Domeniconi, tanto per ricordarne qualcuno.
Al fischio finale tutto sembrò un sogno, con la pista di Davos, invasa da migliaia di tifosi bianconeri ad abbracciare una squadra capace di portare in Ticino il primo titolo nazionale. Un trionfo che a distanza di quarant’anni non ha eguali e che ha tracciato un percorso incredibile per una società che da quel momento non ha mai più lasciato la massima categoria Svizzera. Susseguirono altri titoli, tra cui quello conquistato ad Ambrì nella vecchia Valascia, ma quelle emozioni di quella magica notte, culminata con la squadra ricevuta nell’allora Resega da oltre cinquemila tifosi a poche ore dall’alba, rimane per un “vecchio” cronista come me il momento più magico e bello mai vissuto con il Lugano. Da quelle prime luci dell’alba del 2 marzo capii che non era un sogno, ma realtà!
Sarò nostalgico, non sarà stato l’hockey veloce di oggi, ma in quella sera vissuta a commentare quella squadra e a intervistare un Geo Mantegazza in lacrime mi vennero i brividi, in modo particolare quando il Presidente mi abbracciò e disse: “Questo titolo è anche tuo, perché ci hai seguito ad ogni allenamento, ad ogni partita sia in casa che in trasferta.”
Questo era Geo Mantegazza, capace di fare la differenza soprattutto umanamente. Da lassù gioirà ancora in mezzo alle sue sette stelle, rappresentanti i titoli conquistati sotto la sua guida.
Grazie Lugano, Grazie Geo, per averci fatto vivere momenti così irripetibili.
(Foto RSI)