Al termine della partita contro il Lugano, i giocatori del
GC hanno festeggiato quasi come se avessero vinto un finale di coppa.
Intendiamoci: ne avevano ben donde, visto che hanno giocato oltre 70' in
inferiorità numerica contro la terza in graduatoria. Visi differenti, manco a
dirlo, tra gli ospiti, i quali hanno interrotto una striscia di dodici
risultati utili consecutivi (i ticinesi non perdevano dal 26 novembre, al
cospetto del San Gallo). Avevamo scritto, presentando la partita, che un
risultato positivo a Zurigo sarebbe passato da una maggiore freschezza atletica,
soprattutto davanti a una squadra che, per forza di cose, soprattutto nella
ripresa, ha chiuso tutti gli spazi.
Certo, i bianconeri ci hanno messo parecchio impegno, e
hanno anche avuto un episodio a sfavore quando, nella prima frazione,
all'ottavo minuto, si sono visti annullare una rete di Behrens, rapidissimo a
insaccare dopo che il palo aveva respinto una conclusione di Dos Santos, anche
oggi sugli scudi. Tuttavia, dopo aver subito la rete del vantaggio avversario
al 12’ per opera di Plange, pur essendo rimasti con un uomo in più dal 19'
(rosso diretto a carico di Abdoulaye Diaby per fallo su Renato Steffen), i
sottocenerini non sono riusciti neppure a pareggiare, nonostante una grossa
occasione, fallita dallo stesso Steffen. Ma è stato troppo poco.
Le parole chiave di questa sconfitta? Velocità (che non c'è
stata) e qualità (che è mancata). Il Lugano ha cercato in modo insistito la
soluzione offensiva dei traversoni, con l'obiettivo di sfruttare i colpi di
testa di Behrens. Purtroppo, però, troppe volte questi cross fuori misura
finivano per essere intercettati dai difensori avversari, sovente tutti
arroccati dietro la linea della palla, o tra le braccia del portiere. I
ticinesi hanno provato qualche volta anche la conclusione da fuori area, ma sempre
senza la necessaria efficacia. In definitiva, ci sarebbe voluto altro per
venire a capo di un avversario, sicuramente modesto, ma che ha potuto contare
su una maggiore voglia di fare risultato. Tante le sostituzioni fatte dal Crus,
ma nessuno dei subentrati è riuscito a fare la differenza; Bottani ha tentato
qualche spunto, così come lo svedese Pihlström, che ha provato a fare ciò che
gli riesce meglio, cioè saltare l'uomo e cercare la superiorità numerica.
Entrambi, però, non sono mai riusciti a rendersi davvero pericolosi. La realtà
è che, senza voler entrare nel rendimento dei singoli, si ha la sensazione che
le idee ci siano, ma che manchi la forza fisica e atletica per realizzarle. Da
lì, il calo preoccupante di qualità nella trequarti avversaria. Un bel
rompicapo, per il Crus.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)