HC AMBRÌ PIOTTA
La comodità di Tapola, l'addio di un patito di hockey
Pubblicato il 03.03.2026 16:08
di Marco Maffioletti
La scelta di privarsi di Chris DiDomenico, per certi versi, è figlia della comodità. Jussi Tapola ha preferito levarsi di dosso un problema gestionale invece di provare ad affrontarlo. Si trattava di stringere i denti per poche settimane, mettere magari da parte un pizzico del suo credo e del suo orgoglio per un briciolo di tempo. Intendiamoci, l’Ambrì resterà nella lega anche senza il suo ormai ex topscorer, da sotto non ci sono pericoli. Ma il tecnico, anche se raggiungerà appunto la salvezza, non potrà certo forgiarsi di particolari meriti. Questa salvezza l’otterrebbe qualsiasi allenatore. Manca la controprova, ma se ci fosse stata una potenza di turno nella lega cadetta, come il Rapperswil o il Langnau qualche anno fa, Tapola avrebbe fatto la stessa scelta? La società lo avrebbe assecondato? Ci permettiamo seriamente di dubitarne. Una cosa è sicura, il classe 1974 ha dimostrato poco tatto e poca flessibilità. In fondo però non è una sorpresa. A questo punto tutto lascia intuire che, dopo alcuni “niet” indigeni, il coach del futuro in Leventina sarà proprio Tapola. Inspiegabile altrimenti tutto questo margine di manovra concessagli dai vertici del club. Anche se poi, in questa stagione biancoblù, dove nemmeno il furbo e geniale “Fantômas” arriverebbe a capirci qualcosa, c’è poco di razionale. Se Tapola sarà confermato al timone per la prossima stagione, ci sarà verosimilmente del lavoro extra per Lars Weibel. Un giocatore con già in tasca un contratto per il campionato 2026/27 con l’Ambrì-Piotta, ha confidato che in caso di rinnovo con l’ex coach del Berna, proverà a sciogliere l’accordo al fine di accasarsi altrove. Già, perché i modus operandi del finlandese sono assai estremi, non transigono sgarri e non tutti i giocatori sono particolarmente attratti da una simile guida. Una filosofia che potrebbe anche funzionare, ma che non sarà evidente da implementare e applicare in un club dalle risorse limitate come quello leventinese, dove non ci sono tante valide pedine intercambiabili a gogò come in altri lidi ben più potenti. La sensazione è che un allenatore dal calibro del 51enne potrebbe essere paradossalmente quasi “troppo grande” per la realtà sopracenerina. Finale d’obbligo dedicato a Chris DiDomenico. Tra pregi e difetti, il canadese ha sempre avuto un grande merito: quello di non essersi mai risparmiato, fra sbagli, errori e cose giuste. La maggiore dimostrazione di attaccamento a questo sport lo aveva data esattamente un anno fa: con la moglie incinta in procinto di partorire, “DiDo” aveva scelto di dare manforte all’Ambrì nella trasferta decisiva dei play-in in quel di Rapperswil, rinunciando così ad assistere fisicamente alla nascita del suo primogenito Romeo, venuto alla luce un’ora prima dell’ingaggio d’inizio. Chris vide il parto nello spogliatoio tramite una videochiamata prima d’indossare i pattini per andare a fare il riscaldamento. Nulla da aggiungere.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)