La scelta di privarsi di Chris DiDomenico, per certi versi,
è figlia della comodità. Jussi Tapola ha preferito levarsi di dosso un problema
gestionale invece di provare ad affrontarlo. Si trattava di stringere i denti
per poche settimane, mettere magari da parte un pizzico del suo credo e del suo
orgoglio per un briciolo di tempo. Intendiamoci, l’Ambrì resterà nella lega
anche senza il suo ormai ex topscorer, da sotto non ci sono pericoli. Ma il
tecnico, anche se raggiungerà appunto la salvezza, non potrà certo forgiarsi di
particolari meriti. Questa salvezza l’otterrebbe qualsiasi allenatore. Manca la
controprova, ma se ci fosse stata una potenza di turno nella lega cadetta, come
il Rapperswil o il Langnau qualche anno fa, Tapola avrebbe fatto la stessa
scelta? La società lo avrebbe assecondato? Ci permettiamo seriamente di
dubitarne. Una cosa è sicura, il classe 1974 ha dimostrato poco tatto e poca
flessibilità. In fondo però non è una sorpresa. A questo punto tutto lascia
intuire che, dopo alcuni “niet” indigeni, il coach del futuro in Leventina sarà
proprio Tapola. Inspiegabile altrimenti tutto questo margine di manovra
concessagli dai vertici del club. Anche se poi, in questa stagione biancoblù,
dove nemmeno il furbo e geniale “Fantômas” arriverebbe a capirci qualcosa, c’è
poco di razionale. Se Tapola sarà confermato al timone per la prossima
stagione, ci sarà verosimilmente del lavoro extra per Lars Weibel. Un giocatore
con già in tasca un contratto per il campionato 2026/27 con l’Ambrì-Piotta, ha
confidato che in caso di rinnovo con l’ex coach del Berna, proverà a sciogliere
l’accordo al fine di accasarsi altrove. Già, perché i modus operandi del
finlandese sono assai estremi, non transigono sgarri e non tutti i giocatori
sono particolarmente attratti da una simile guida. Una filosofia che potrebbe
anche funzionare, ma che non sarà evidente da implementare e applicare in un
club dalle risorse limitate come quello leventinese, dove non ci sono tante
valide pedine intercambiabili a gogò come in altri lidi ben più potenti. La
sensazione è che un allenatore dal calibro del 51enne potrebbe essere
paradossalmente quasi “troppo grande” per la realtà sopracenerina. Finale
d’obbligo dedicato a Chris DiDomenico. Tra pregi e difetti, il canadese ha
sempre avuto un grande merito: quello di non essersi mai risparmiato, fra
sbagli, errori e cose giuste. La maggiore dimostrazione di attaccamento a
questo sport lo aveva data esattamente un anno fa: con la moglie incinta in
procinto di partorire, “DiDo” aveva scelto di dare manforte all’Ambrì nella
trasferta decisiva dei play-in in quel di Rapperswil, rinunciando così ad
assistere fisicamente alla nascita del suo primogenito Romeo, venuto alla luce
un’ora prima dell’ingaggio d’inizio. Chris vide il parto nello spogliatoio
tramite una videochiamata prima d’indossare i pattini per andare a fare il
riscaldamento. Nulla da aggiungere.
(Foto Ticishot-Simone Andriani)