Come noto, l'intelligenza artificiale si basa sulle
esperienze pregresse. Non inventa nulla, raramente tira conclusioni e, quando
lo fa, le stesse derivano semplicemente da un'analisi velocissima di quanto
trova, nell'immenso database della rete, su un determinato argomento. Man mano
che se ne parla, o se ne scrive, l'AI cresce e si affina. Cesc Fàbregas, in
fondo, segue lo stesso principio: mesi fa il suo Como scese a San Siro, con
grandi aspettative, seguito da migliaia di tifosi. Incassò quattro gol, critiche
e qualche presa in giro, francamente ingenerosa. L'ex giocatore di Arsenal e
Barça raccolse i palloni in fondo al sacco ricostruendo il morale dei suoi
ragazzi giovani e quindi facili allo sconforto, come all'entusiasmo. Il
risultato è sotto gli occhi di tutti, anche se, come diceva Angelo Renzetti
venti chilometri più a nord, bisognerà aspettare fine stagione per tirare la
riga.
Contro l'Inter, in questa semifinale d'andata di Coppa
Italia, il tecnico catalano ha quindi giocato una partita meno scontata
rispetto ai suoi standard abituali: Nico Paz in posizione avanzata a fare il falso
nueve, un centrocampo folto per cercare superiorità, ripartenze veloci
quando ce n'è stata la possibilità. Non una squadra dominante, quindi, ma
capace di rendersi pericolosa, quando ne ha avuta la possibilità. Il problema è
stato, magari, non avere una punta di ruolo a sfruttare almeno una delle
occasioni da gol create; se fosse andata bene, sarebbe stato il capolavoro. A
Torino, sponda Juve, pochi giorni fa, per dire, in una situazione tattica
analoga la palla è entrata e il Como ha ottenuto una vittoria prestigiosissima,
per morale e classifica. Proverà a giocarsela a San Siro, tra cinquanta giorni
(altra barzelletta, con entrambe le squadre libere da impegni europei...): il
pronostico, in fondo, è dalla parte dei blasonati avversari.
Christian Chivu, al contrario, non ha usato l'AI, e ha
giocato a Como come contro il Bodø/Glimt, nonostante sia finita male: spazio
alle seconde linee, e nessuna intenzione (confermata in sala stampa, a fine
gara) di provare a giocare con due punte, magari anche solo nell'ultima
mezz'ora, per provare a battere una squadra dominata in campionato. Questa
volta è stato fortunato, visto che è uscito dal Sinigaglia con un pareggio che
mantiene tutto in sospeso per la caccia al biglietto per la finale di maggio, a
Roma. Tuttavia, la sua Inter non ha fatto un tiro in porta, con l'eccezione di
un cross sbagliato da Darmian e finito sul primo palo, comunque ben presidiato
da Butez. In definitiva la partita, a tratti noiosa, ha espresso il livello
attuale del calcio italiano: gli interisti hanno chiuso, nel finale,
scambiandosi palla nella propria metà campo, a ritmi da dopolavoro. Certo, era
la Coppa Italia, domenica c'è il derby: però la classifica dice che i
nerazzurri hanno dieci punti di vantaggio sui cugini. Il problema, insomma, è
di mentalità. E la gente, soprattutto alle nostre latitudini, cambia canale e
guarda la Premier. Qualcuno vuole dargli torto?
(Foto SP)